L'AQUILA - Gli striscioni più polemici, come quello del comitato "3.32", che appare alle spalle dei sindaci, saliti sul camion al centro della Villa Comunale, vengono fatti sparire «perché questa non è una protesta contro, ma per la ricostruzione». Ed è anche unitaria, bipartisan, fatta eccezione per quattro sindaci del centrodestra. Tra loro c'è Mauro Fattore, primo cittadino di Fagnano: «Prima di partire in quarta voglio capire». Quasi tutti arrivano alla Villa a piedi, uno dietro l'altro, senza "casacche", mischiati: cittadini e amministratori, esponenti politici e delle associazioni, componenti dei quattordici comitati e abitanti "sfrattati" del centro storico. Dalle tendopoli e dalla costa, tutti qui per "riconquistare" il diritto di cittadini e per ribadire che bisogna "ricostruire dal basso"; "forti, gentili, ma non fessi", insomma. In duemila, chiamati a raccolta da Provincia, Comuni e associazioni, chiedono certezze sui fondi, ricostruzione delle seconde case anche per i non residenti, soldi per gli enti locali, zona franca, garanzie sugli espropri. Insomma: "L'Aquila dov'era e com'era", come campeggia su alcune t-shirt. Una manifestazione rivolta al futuro, alla ricostruzione, senza, però, dimenticare il passato. Un corteo composto, silenzioso, sbigottito da tanta distruzione, rende, infatti, omaggio alle macerie della casa dello studente, dove Stefania Pezzopane e Massimo Cialente depongono una corona: «Non vi dimenticheremo mai», c'è scritto. L'Aquila, dunque, cerca la sua nuova identità a metà strada tra il dolore e la voglia di ripartire. Sentimenti senza casacche. «Non facciamo come nei film di Nanni Moretti - grida la Pezzopane - nei quali si nota di più chi non c'è. Qui c'è la gente e questo è l'importante». Le fa eco il vice presidente del Consiglio regionale Giorgio De Matteis, unico rappresentante di centrodestra: «Sono qua perché sono un cittadino come tanti. Voglio sapere se mio figlio potrà andare a scuola, se avrò una casa, se la mia città vivrà o no. Se avessi pensato a possibili strumentalizzazioni non sarei stato qui». La Pezzopane prende la parola, con la voce rotta dalla commozione: «Abbiamo tutti una grande voglia: tornare nelle nostre case, andare al lavoro, sotto i portici, prendere un caffè in un bar». Il decreto va cambiato. «Le rassicurazioni di Berlusconi vanno messe sulla carta. Una promessa mancata sarebbe un secondo terremoto». Quando il sindaco Massimo Cialente sale sul palco, ammette di essere stanco, provato dalla fatica. Il suo intervento, però, è carico di energia e di rabbia: «Non siamo un terremoto di serie C. Servono soldi sicuri subito. Non vogliamo un centesimo di più, ma non si azzardassero a darcene uno di meno. Le seconde case non sono quelle delle speculazioni: rappresentano la vita dei centri storici». La ricostruzione di quello dell'Aquila, secondo il sindaco, è una sfida per tutto il Paese: «Non è pensabile ricostruire una città con il Gratta e vinci. Serve una tassa di scopo!». Giorgio De Matteis è l'emblema della battaglia bipartisan. «È impegno di tutti - dice - modificare il decreto. Non pensino di risolvere il problema con le "casette", nelle quali non vogliamo andare. Rivogliamo la nostra città, non un'altra città!». Il vice presidente sottolinea l'importanza della zona franca («Purtroppo abbiamo tutti i parametri per averla») e dei finanziamenti europei aggiuntivi («Si sta discutendo dell'87.2b: è un nostro diritto»). Poi, provocatoriamente, invita Cialente e Gianni Chiodi a «dimettersi se non ci saranno le risorse per il centro storico. Chiedete che venga qualcun altro a ricostruire la città! La tassa di scopo è l'unico elemento concreto: speriamo che dopo le elezioni questa città torni ad essere di serie A». Per Amerigo Di Benedetto, il sindaco di Acciano, la manifestazione non è «di opposizione», ma necessaria per «fare un passo in avanti per la ricostruzione». E mentre il sindaco di Montereale, Lucia Pandolfi, annuncia un'altra protesta (gli abitanti di Cagnano, Montereale e Capitignano riconsegneranno le tessere elettorali: vogliono entrare nel "cratere"), i comitati chiedono trasparenza («Vogliamo sapere come viene speso ogni singolo euro» dice Ettore Di Cesare). L'invito finale è ancora rivolto all'unità. «Questa è la nostra vita dice la Pezzopane - non dobbiamo dividerci!».