ROMA. Economia in profonda crisi e Pil a picco nella zona euro. Secondo Eurostat, nel primo trimestre 2009 il prodotto interno lordo è crollato del 2,5% rispetto ai tre mesi precedenti e del 4,8% su base annua. E' il dato recessivo peggiore dalla nascita dell'euro. In Italia il calo è stato del 2,4% mentre, su base annua, il crollo è del 5,9%, peggior risultato dopo quello tedesco (-6.9%).
«Sono dati molto pesanti» commenta il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, perché avranno «ricadute molto negative sull'occupazione».
Rispetto all'ultimo trimestre 2008, i numeri più negativi riguardano ancora l'economia tedesca (-3,8%) seguita da Austria e Olanda (-2,8%), Italia (-2,4%), Spagna (-1,9%), Belgio (-1,6%) e Francia (-1,2%). Nell'Ue a 27 membri il calo è stato del 2,4%, col Regno Unito a -1,9%. Nello stesso periodo il Pil Usa è calato dell'1,5%, quello del Giappone del 4%. A pesare sulla recessione nel primo trimestre 2009, spiega l'ufficio europeo di statistica, è stato il calo dello 0,5% nella spesa delle famiglie per i consumi e, in particolare, il crollo del 4,2% degli investimenti, dell'8,1% dell'export e del 7,2% delle importazioni. Eurolandia sta entrando verso una fase di inflazione zero. La ripresa non ci sarà, avverte Josè Manuel Barroso presidente della Commissione europea, se non si bloccherà «l'emergenza occupazione» che ha prodotto 3,1 milioni di disoccupatin più. Alla recessione, nell'Europa a 27, resiste solo l'economia polacca (+0,4% sul trimestre precedente e +1,9% su base annua) mentre crollano altri paesi dell'Est come Lituania (-10,5%) e Lettonia (-11,2%). Dati negativi anche per Ungheria, Slovacchia, Romania ed Estonia. L'opposizione va all'attacco per i numeri della situazione economica italiana. «I dati Eurostat dimostrano l'inadeguatezza degli interventi del governo» denuncia Francesco Boccia, Pd, membro della commissione Bilancio della Camera. «Stiamo andando dritti dritti - aggiunge - verso il burrone della deflazione e qualcuno invita ad essere ottimisti invece di intervenire subito». Il crollo verticale del Pil «dimostra che la situazione nel nostro Paese è peggiore di quella già pesante degli altri paesi europei - denuncia il segretario del Prc, Paolo Ferrero - e le scelte liberiste del governo stanno aggravando la crisi». Invece per Osvaldo Napoli (Pdl) l'Italia «ha mostrato difese più robuste rispetto agli altri paesi Ue».
Il dato Eurostat «rappresenta una conferma ulteriore della gravità della crisi mentre il governo continua ad essere inerte», denuncia Agostino Megale, segretario confederale della Cgil. Le conseguenze più immediate sono sull'occupazione, sui redditi e sul sistema produttivo perché - prosegue Megale - il crollo del Pil al 5% «comporterà un incremento delle disoccupazione che coinvolgerà 1,1 milioni di lavoratori in più».