ROMA Anche per i dipendenti di comuni, province e regioni il nuovo contratto è stato firmato. E anche loro, come quelli della sanità, avranno un aumento di stipendio leggermente superiore a quello dei loro colleghi che lavorano per lo Stato centrale (ministeri, scuola, agenzie fiscali, enti previdenziali).
L'aumento base sarà del 3,3%, come per gli statali. Ma a questi soldi bisogna aggiungere un altro 1% di incremento destinato al "salario accessorio", cioè quella parte di stipendio legata ai risultati e alla produttività. Questi soldi in più non andranno in verità proprio a tutti, ma solo a chi lavora in un'amministrazione che ha i bilanci in buono stato di salute. Se poi i bilanci sono a prova di bomba, allora l'aumento aggiuntivo può essere ancora più elevato, arrivando fino all'1,5%.
In cifra reale, significa che 63 euro medi lordi mensili andranno sul salario base ed eventualmente sull'accessorio altri 19, che possono diventare 29 se si lavora in un ente con i conti perfetti. (I ministeriali hanno preso 70 euro di aumento, ma rispetto ai 63 euro degli enti locali l'importo è più alto solo in apparenza: nei comuni si parte da una media retributiva inferiore).
Come già era successo per il contratto della Sanità, anche in questo caso l'intesa ha ottenuto la firma della Cgil. La concessione di risorse aggiuntive ha convinto il sindacato di Epifani a sottoscrivere l'accordo. I contratti dello Stato centrale invece erano stati siglati soltanto da Cisl, Uil e Confsal. La Cgil sottolinea come nei testi firmati per gli enti locali e la sanità siano previste anche maggiori tutele sul piano normativo. In particolare viene limitata l'applicazione della trattenuta in busta paga sui permessi e le malattie. Inoltre c'è una clausola che può proteggere i precari dal rischio di essere licenziati dopo tre anni di lavoro.
Il contratto della sanità era stato duramente contestato dal ministro Renato Brunetta, che lo ha giudicato troppo generoso verso i dipendenti e troppo oneroso per le amministrazioni. Brunetta ha anche criticato l'Aran, cioè l'agenzia che firma gli accordi sindacali come rappresentante del datore di lavoro pubblico. Nel caso degli enti locali il ministro ha sollevato il problema preventivamente: ha inviato una lettera al ministero dell'Economia per chiedere un parere tecnico sulla copertura delle spese che il nuovo contratto comporterebbe. Non si sa come abbia risposto il dicastero di Tremonti, sta di fatto che ieri l'Aran ha deciso di firmare, avendo evidentemente avuto il via libera da parte degli enti locali.
Commenta Daniela Volpato della Cisl: «I nuovo contratto è importante per la quantità di risorse rese disponibili dalle autonomie locali a livello di contrattazione decentrata: ciò significa più valore per il lavoro pubblico e servizi migliori a vantaggio delle comunità locali». E Carlo Podda della Cgil rimarca: «Se una controparte non lavora scientificamente alla divisione del sindacato e cerca di stare nel merito delle questioni, è difficile che il sindacato si divida».
Il nuovo accordo entrerà in vigore entro due mesi, quando si saranno raccolti tutti i diversi "pareri" previsti dalla procedura in questi casi.