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Data: 08/06/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
SPECIALE ELEZIONI - La delusione di Berlusconi: «Puniti dall'astensionismo». Attesa nel quartier generale del Pdl. La soglia di soddisfazione era il 40%

ROMA - Berlusconi non parla di fronte alle cifre provvisorie, ma ha mostrato «stupore». Aspetta i risultati definitivi delle Europee nella villa di Arcore, in contatto con i collaboratori, tutti, o quasi, in via dell'Umiltà, a Roma. Probabilmente è rimasto sorpreso. Non dà peso, dicono i collaboratori, alla vicenda Noemi. Sebbene, molti ammettono, la sua importanza l'ha avuta. Il Cavaliere se l'è presa con i sondaggi: tutti, o quasi, gli tributavano un successo, ora giudicato, «sovrastimato». Anche le «forchette», che misuravano le distanze tra minimo e massimo, erano indicate in modo uguale da tutti i pronostici. E sono caduti, ancora una volta, in un «clamoroso errore». Nessuno parla di delusione, che, invece, c'è ed anche profonda. Ma sia al Nord che al Sud sono stati fatti errori. L'ammissione, nella serata dell'attesa, non è sussurrata. Se ne parla apertamente. In Sicilia la lite con l'Mpa di Lombardo ha avuto i suoi riflessi. Al Nord la Lega, con la sua forza organizzata, è riuscita a fare un buon raccolto. Ma alla fine, il governo si è rafforzato, l'alleanza con la Lega non si discute.
Quella percentuale del 35 per cento, prevista nelle prime proiezioni, arriva nel quartier generale di Forza Italia come una forza d'urto. Per Denis Verdini, coordinatore Pdl, «l'astensionismo del Sud potrebbe averci punito. I dati sono negativi, non è quello che ci aspettavamo». Osserva Fabrizio Cicchitto: «Il dato è destinato a cambiare in meglio». Perché, rilevano, la prima cifra è che il Pdl «cresce e prende voti al Pd. Quest'ultimo è indietro di sette punti. Per due elettori che noi abbiamo perso, il Pd ne ha persi invece sette». Per cui il divario con il Partito democratico è notevolmente aumentato. Ma sulla delusione di non aver raggiunto la soglia del 40 per cento, obiettivo che sembrava a portata di mano, risponde Denis Verdini, coordinatore Pdl: «Le nostre aspettative erano di più, ma non parlerei di delusione. Lo stacco tra governo e opposizione, probabilmente crescerà».
Dopo essere rimasto ad Arcore, per tutto il giorno (come ha riferito Michela Brambilla, «è stato al lavoro sulle unità abitative dell'Abruzzo, faceva le correzioni personalmente»), Berlusconi nel tardo pomeriggio, si è recato a votare a Milano, nel seggio di via Scrosati dove andavano mamma Rosa, e la sorella scomparsa di recente. Alle medie «Dante Alighieri» si è presentato accompagnato da due candidati, Guido Podestà, in corsa per la Provincia di Milano e Licia Ronzulli, in lizza per un seggio a Strasburgo. Se non fosse stato per una signora che gli ha gridato in faccia, «vergognati», ed è stata a sua volta insultata dai sostenitori del premier, l'operazione di voto non ha avuto sussulti. Decine di simpatizzanti l'hanno attorniato, applaudendolo più volte. Ed alla fine, si è lasciato andare a qualche considerazione. Ha detto che sull'affluenza alle urne «saremo i numeri uno in Europa». Comunque, ha anche parlato di Kakà per la cui cessione al Real Madrid, ha detto, non è stato deciso nulla. Lo «sentirò domani sera (stasera, ndr) al telefono, dipendesse da me rimarrebbe qui», al Milan.
Prima di far rientro nella villa di Arcore ha annunciato che a settembre, il governo lancerà un piano casa per realizzare «new-town», che sorgeranno vicino ai vari capoluoghi di provincia, per i giovani con pochi soldi e che non possiedono abitazioni. «C'è questo programma di "new town"» che si faranno «in base al numero delle richieste di casa, soprattutto da parte dei giovani che non riescono a sposarsi, proprio per la mancanza di abitazione». Ha spiegato di «lavorare da diversi mesi a questo piano», per cui è pronto a partire, a «settembre dovremo tradurlo in realtà». Scendendo nei dettagli, ha aggiunto che il governo sta cercando «di avere terreni gratis perché li pagheremo con cubature e poi ci metteremo d'accordo con le banche e i costruttori per mettere in grado i giovani di avere un rateo dei mutui inferiore, addirittura, ai canoni d'affitto di mercato».
Ma adesso, sostiene Berlusconi, è tempo di passare alla fase due per il governo. Di metter mano al pacchetto delle riforme costituzionali, in primo luogo a quelle del Parlamento, che prevedono sia un'assegnazione di maggiori poteri al premier, sia una riduzione dei parlamentari. E' già pronta la macchina per raccogliere le firme di una legge popolare che tagli onorevoli e senatori. Ma ci sono da completare anche quelle del fronte giustizia. Le intercettazioni e l'ordinamento giudiziario con la separazione tra giudici e pubblici ministeri.
Un disegno delineato da mesi. Berlusconi dice: «Abbiamo il diritto e il dovere di difendere la maggioranza che si è espressa con il voto, il governo ha il diritto di governare». Dunque, di passare alla realizzazione piena del programma, comprese le riforme costituzionali che richiedono un condivisione bipartisan. Il primo segnale che arriva dallo staff berlusconiano è di rilanciare il dialogo con il Pd e con l'opposizione. «Non a tutti i costi», è la premessa. «Soprattutto, se la sinistra cambia marcia», è l'altra richiesta. Il portavoce, Paolo Bonaiuti, così precisa: «Cercheremo di ritrovare il filo del confronto con la sinistra, anche se sarà difficile perché finora, alle cose concrete, ha preferito il pettegolezzo».

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