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Pescara, 26/04/2026
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Data: 08/06/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
SPECIALE ELEZIONI - Di Pietro festeggia: premiata la fermezza «Non siamo più solo opposizione, ma alternativa. Presto via il mio nome dal simbolo»

ROMA - Alle due del mattino un'altra conferma. Si mette bene, anzi benissimo. L'ultima proiezione per la Rai dà l'Idv addirittura all'8,3 per cento, come già avevano delineato quelle precedenti. L'opposizione dura e pura paga, ha pagato. Tonino Di Pietro se lo sentiva: sulla terrazza di un grande albergo di via Veneto a Roma scelta come quartier generale per questa notte elettorale, si fa accompagnare dalla figlia Anna, ventun anni, giurisprudenza alla Bocconi. Tonino si accende un sigaro, freme, sente odore di festa grande. Che fatica frenare le parole. Si ritrova catapultato dal 4,4 per cento delle politiche del 2008 fino quasi a vedere quelle cifre raddoppiarsi. E parte all'attacco. «Da domani - dice gesticolando al suo solito - non più solo opposizione ma alternativa a questo governo fascista e razzista che si è fatto gli affari propri e non certo quelli degli italiani». Si riparte insomma, consapevoli che molto cambia, specialmente nel centrosinistra dove l'unico vincitore è lui, l'ex pm. La geografia dei ruoli va riscritta. «Sono sicuro che esistono le condizioni per costruire l'alternativa» dice. «Il confronto ora è tra Idv e Udc» mette le mani avanti «e il Pd dovrà decidere con chi allearsi». Siamo alla resa dei conti, caro Franceschini. Se l'Idv sale così tanto vorrà dire anche che, come molti temevano, si sarà nutrito se non abbuffato dello scontento nell'elettorato democrat. Nel centrosinistra che pure tiene botta, Tonino non vuole più essere relegato in seconda fila, nè trattato da rompiscatole. «O noi o l'Udc» dunque. «Ma poi bisogna vedere quale Udc» spiega Di Pietro «quella di Tabacci che io ascolto volentieri, o quella di Cuffaro?». Il nuovo giorno è appena cominciato e il sentiero che si apre può portare lontano. Di Pietro farà pure infuriare Berlusconi che non lo ha mai sopportato, ma si conferma una dolorosa spina nel fianco del Pd, insieme ad astensionismo e radicali che hanno fatto il resto anche se meno di quel che si temeva. Una spina con cui da oggi inevitabilmente fare i conti. «Gli elettori hanno premiato chi fa un'opposizione più chiara e intransigente mentre viene penalizzato chi ha fatto un'opposizione meno intransigente» commenta Leoluca Orlando. Di Pietro ha combattuto la sua battaglia europea su più fronti, dritto per la sua strada, senza guardare in faccia nessuno. Innanzitutto, lancia in resta contro Berlusconi. Ve lo ricordate? «Qui si decide tra dittatura e democrazia» andava dicendo Di Pietro per strade, piazze vere e virtuali. Poi le sfuriate anche contro il resto del centrosinistra, per ripetere che la vera, anzi l'unica opposizione «sono io». Costringendo Franceschini a inseguirlo sul suo terreno e a spiegare che «una grande forza ha anche la responsabilità di non rispondere perchè il mio avversario non è Di Pietro ma Berlusconi». Fatto sta che ora Tonino fa un balzo in avanti. Anzi l'Italia dei valori fa un balzo in avanti perchè, come dice Leoluca Orlando: «Ora siamo un partito dell'8 per cento - punto in più, punto in meno - e questo vezzo di identificarlo con una sola persona non è giusto: senza Antonio Di Pietro l'Idv non ci sarebbe ma siamo un partito che ha una organizzazione, una classe dirigente». Ed ecco i colpo di scena finale: «Il 22 giugno l'esecutivo nazionale toglierà il mio nome dal simbolo» annuncia Di Pietro. Si cambia pagina.

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