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Pescara, 26/04/2026
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08/06/2009
Il Messaggero
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SPECIALE ELEZIONI - Arretra il Pdl. Vince l'Idv, avanzano Lega e Udc. In base ai primi dati, il partito del premier al 35%. Il Pd si ferma al 26,2. Fuori sinistra, radicali e Storace |
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ROMA - Berlusconi intorno al 35%, due punti e mezzo meno del risultato dell'anno scorso. Il tandem Pdl-Lega fermo a quota 44,4 abbastanza lontano da quella maggioranza assoluta a cui il premier puntava e che i primissimi istant poll della serata evocavano. Il susseguirsi delle proiezioni e il procedere dello scrutinio delineano una flessione inattesa del Pdl, in controtendenza rispetto al vento di centrodestra che ieri ha spirato in Europa. Anche il Pd di Franceschini non supera alle Europee l'asticella del 27%, alla vigilia considerata la soglia della sufficienza. L'anno scorso il Pd raggiunse quota 33,2 (ma insieme ai radicali, che stavolta hanno corso da soli e sono accreditati con la lista Bonino del 2,7%). Tuttavia quel 26,2% delle ultime proiezioni, se confermato, potrebbe contenere anche un segno di recupero dopo la lunga crisi. E potrebbe diventare un viatico per domani, quando comincerà lo spoglio di comunali e provinciali. Il Pd deve fare i conti con un forte aumento dell'astensionismo nelle Regioni rosse. Ma forse l'insidia politica maggiore è rappresentata dal successo di Di Pietro, che con la sua politica aggressiva verso il Pd, ha rosicchiato diversi punti e canta vittoria con il suo stimato 8,1% (l'anno scorso si fermò al 4,4). Anche nella maggioranza di governo il risultato potrebbe non essere indolore. Al passo indietro del Pdl (34,8% secondo la quinta proiezione Rai) corrisponde infatti una crescita della Lega, indicata al 9,7, vicino cioè al suo massimo storico. Peraltro, il dato leghista non solo è confermato da altri sondaggi, ma pure da un calo di votanti assai inferiore nel Lombardo-veneto rispetto alle altre Regioni del centro-nord. È pagante la condizione privilegiata del «partito di lotta e di governo». E non si ridurranno certo le pretese di Bossi sull'azione dell'esecutivo. Mentre invece Berlusconi sarà costretto a valutare l'indubbio impatto delle polemiche sulle veline e le feste a villa Certosa: stavolta la sua leadership personale non è stata trainante (e nella circoscrizione Centro Sassoli potrebbe battere il Cavaliere sulle preferenze). Non solo. Le forze di opposizione, nel loro insieme, possono vantare una somma maggiore del 44% di Pdl-Lega. Ovviamente a quella somma non corrisponde un progetto unitario. Comunque lo sfondamento di Berlusconi è mancato e il quadro delle amministrative potrebbe presentarsi meno fosco per il centrosinistra rispetto alle previsioni. La valutazione delle forze intermedie è più complessa. Ma la «bipolarizzazione» del voto sicuramente non c'è stata. Pdl e Pd hanno perso voti e percentuali rispetto alle politiche dominate dal «voto utile». Mentre le forze intermedie crescono tutte. Oltre all'impennata di Di Pietro, anche l'Udc registra una significativa crescita, al 6,6%, un punto sopra il 2008. E il risultato è stato ottenuto da Casini nonostante la bassissima affluenza in Sicilia, e in tutto il Sud, tradizionali serbatoi di voti centristi. I partiti che superano lo sbarramento al 4% sono cinque: Pdl, Pd, Lega, Idv e Udc. A metà dello spoglio al Viminale era già possibile prevedere la distribuzione dei seggi a Strasburgo: 29 eurodeptati Pdl, 22 Pd, 8 Lega, 7 Idv, 5 Udc. In questo conteggio la maggioranza batte l'opposizione 37 a 35. Le due liste della sinistra radicale, quella di Vendola e quella di Ferrero, restano sotto la soglia, anche se entrambe sono accreditate di più del 3% e complessivamente raddoppiano le percentuali della Sinistra arcobaleno. La lista Bonino, che nel 2008 era integrata nel Pd, è accreditata di un sorprendente 2,7%. Un discorso a parte merita l'alleanza tra gli autonomisti di Lombardo e la Destra di Storace: le proiezioni prevedono il 2,1%. Il risultato, in questo caso, è inferiore alle attese: evidentemente gli elettorati erano poco affini. Comunque, non il risultato di Mpa-Destra non pare collocabile nell'area di maggioranza, tanto più dopo la crisi alla Regione Sicilia. Il calo dei votanti, che ha raggiunto in Italia un livello record in un'elezione generale, ha inciso non poco sui numeri finali. Un'analisi accurata sulle aree elettorali di provenienza degli astensionisti richiederà qualche giorno. Tuttavia già ieri sera era evidente la maggiore flessione nelle Regioni «rosse» rispetto al Lombardo-veneto (5% contro 3). Ma la mappa della partecipazione al voto mostrava anche un dato molto sfavorevole al Pdl: il crollo di partecipazione in Sicilia e in Calabria, dove ha votato meno della metà degli aventi diritto.
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