Pescara/Gli elettori assegnano il 53,24% alla coalizione guidata dal Pdl, Antonella Allegrino si ferma al 41,5%. Il "tradimento" degli operai
PESCARA - Passa Testa al primo turno con il 53,24 per cento. E con queste cifre scrive il suo nome nella storia della città e del territorio. Per due motivi. Primo, grazie a lui per la prima volta, dopo 14 anni, il centrodestra conquista l'amministrazione provinciale di Pescara. Secondo, sempre grazie a lui, per la prima volta dopo i quattro anni di Luciano D'Alfonso (di Lettomanoppello) e i dieci di Pino De Dominicis (di Bussi), la poltrona di Presidente va a un pescarese.
Antonella Allegrino, su cui puntava il centro sinistra, si ferma al 41,52. Ha fatto quanto ha potuto ma bisogna riconoscere che aveva tutto contro: il suo elettorato che era ed è stanco, deluso, indifferente e in parte non votante; la locomotiva Berlusconi che alle Europee conquista il 44,5 per cento; e soprattutto un avversario come Testa, politico di lungo corso nonostante la giovane età, candidato perfetto anche per la corsa alla poltrona di sindaco di Pescara ma ostacolato sul traguardo dalla vecchia e rugosa nomenclatura di Forza Italia che alla fine gli ha preferito Luigi Albore Mascia. Bisogna riconoscere a Testa di aver fatto la differenza essendo stato capace di cancellare i risultati della giunta De Dominicis, amministrazione forse un po' troppo silenziosa, soprattutto nel secondo mandato, ma arrivata alla fine della corsa senza scandali e senza arresti. Un record, di questi tempi. Un'amministrazione guidata da un politico conosciuto, amato, rispettato, che lascia un bilancio senza buchi. Altro record.
E il senso del cambiamento, anzi dello stravolgimento, sta proprio nell'esame dei dati dell'operaia Bussi, novella Caporetto per il centro sinistra. Qui Testa si attesta al 49,78 dei voti contro il 29,30 di Allegrino. Anche aggiungendo il 9,8 per cento destinato a Sandro Di Minco, di Rifondazione, la destra è avanti di dieci punti.
E i dati dell'intera Valpescara, l'ex cuore rosso della provincia, confermano la tendenza, anzi segnano il passaggio d'epoca. A Popoli: Testa, 49,76 e Allegrino 46,59 nonostante la nuova discesa in campo di Tony Castricone, assessore uscente (al Lavoro) e figlio del sindaco Emidio. Manoppello: Testa 59,47 e Allegrino 32,97. Non va meglio in Val Vestina: Penne, a Testa il 66 per cento e Allegrino 41,15, a Loreto Testa 48,17 e Allegrino 40,94 anche se Rifondazione afferra il 10,45. La verità è che gli operai, quelli che sono sopravvissuti alla crisi, quelli che comunque sono andati a votare, hanno voltato le spalle al centro sinistra.
Uniche eccezioni: a Lettomanoppello stravince Allegrino e qui è forse l'effetto D'Alfonso che ancora si fa sentire e Torre de' Passeri, qui forse conta l'effetto Linari, il sindaco riconfermato che trascina Allegrino al 66,88 mentre Testa si ferma al 28.
C'è chi dice che questa del centro sinistra è la sconfitta di una classe dirigente che non ha saputo, o non ha voluto, rinnovarsi. O si rinnova a modo suo, candida per esempio un volto nuovo come la Allegrino ma promette di affiancarle due big come Donato Di Matteo (si parlava di lui come vice presidente) e Giorgio D'Ambrosio (candidato alla poltrona di assessore ai lavori pubblici). E poi, Allegrino, non era un nome totalmente nuovo. Nel 2003, quando D'Alfonso ancora nicchiava puntando alla Regione e la poltrona di sindaco era lontana e difficilmente raggiungibile, fu lei la candidata poi messa da parte per far posto al cavallo vincente perchè così fanno gli ex comunisti adesso mischiati agli ex dc: quando non c'è trippa per gatti, sollecitano i nomi della società civile, li mandano al massacro e poi se ne dimenticano. Un vecchio vizio.
Da oggi si cambia. Per fortuna, con il sorriso. Testa e Allegrino fanno sfoggio di fair play, promettendo uno di governare e l'altra di fare opposizione attenta e costruttrice. Si vedrà.