PESCARA - Più che la vittoria del centrodestra è stata la catastrofe del centrosinistra. Con trombati eccellenti del calibro di Giorgio D'Ambrosio, ex presidente dell'Ato, consigliere uscente, sindaco di Pianella e Renzo Gallerati, già sindaco di Montesilvano, entrambi Pd. E sconfitte tanto significative quanto occulte: per esempio Marino Roselli che è stato presidente del consiglio regionale e vice presidente della giunta provinciale, aveva fortemente voluto la candidatura di Luciano D'Incecco, Pd, il quale è stato battuto da Luciano Di Lorito, Idv, nel collegio di Spoltore. D'Incecco e Di Lorito concorrevano per la stessa coalizione, ma D'Incecco era la voce degli ex Margheritini e Di Lorito dei ds e di una parte della Cgil. Pesante anche il segnale di Roccamorice, regno incontrastato di Donato Di Matteo, ex presidente dell'Aca, ex assessore regionale ai trasporti, consigliere comunale uscente a Pescara: gli attribuivano la sedia di vice nella agognata giunta Allegrino. Eppure, proprio a Roccamorice, Guerino Testa vince con 3000 voti.
La geografia politica dell'Abruzzo esce sconvolta dalle elezioni di giugno. Anzi: esce sconvolta dalle inchieste della magistratura che hanno avuto come epicentro, Pescara, prima Sanitopoli e le manette alla giunta Del Turco, poi Tangentopoli e l'arresto del sindaco D'Alfonso.
D'Alfonso aveva "drogato" il Pd attraendo volti d'ogni dove che del Pd nulla condividevano. Il suo era un sistema di potere, legittimo o no lo diranno i giudici ma caduto lui è caduto tutto e i cambiacasacca hanno ripreso il loro eterno carosello: i Teodoro (dc, ccd, fi e lista Teodoro), Vincenzo Dogali (dc, fi, pd e udc), Alessandro Di Bartolomeo (fi, margherita, pd), Ermanno Ricci (dc, fi, lista civica, udeur, pd, udc), Riccardo Padovano (psi, sdi, socialisti del sì, udc). D'Alfonso, assurto a capo spirituale del Pd, era anche un tappo alle lotte cannibalesche che hanno lacerato Penne (con Fornarola sostituito a forza da Di Marcoberardino), Spoltore (D'Incecco candidato al posto di Di Lorito già indicato dalla base e poi fuggito all'Idv), Città Sant'Angelo (con l'ex sindaco che crea una lista autonoma) ma anche Pescara e Montesilvano. Senza D'Alfonso e con così tanti morti e feriti sul campo, non poteva che finire così.
La parabola di D'Ambrosio è indicativa. Prendiamo in esame il suo ex regno, Pianella e dintorni. Anche a Pianella vince Testa, con 4817 voti contro i 3533 dell'Allegrino. Il collegio non esprime un consigliere nè di destra nè di sinistra ma la sorpresa sono gli outsiders: D'Ambrosio si ferma a 1900 ma Alessandro Tiberio, 32 anni, agronomo, Pdl, si afferma con 2115 preferenze; Massimo D'Addario, agronomo di 25 anni, che corre per l'Mpa, conquista 731 voti. D'Ambrosio è tallonato da Gianni Filippone, Idv, per nove anni assessore nella giunta di Pianella come assessore ai lavori pubblici. In paese dicono che il declino della stella D'Ambrosio fosse troppo connessa alle poltrone: non è più deputato, non è più all'Ato, gli orizzonti di gloria sono perduti e le tante promesse di lavoro, lecite ma elettorali, non hanno avuto seguito. La gente è stanca, non ha soldi, attribuiva a D'Ambrosio un inarrestabile declino e l'ha abbandonato.
Nel nuovo consiglio provinciale rientrano, dei vecchi volti, Camillo Sborgia, trasmigrato dai Ds all'Idv; Antonio Linari, Pd, sindaco incontrastato di Torre; Antonio Castricone, di Popoli, anche lui Pd, figlio del sindaco in carica Emidio. Transfughi: Andrea Faieta, da indipendente di sinistra al Pdl. Volto di centrodestra: Fabrizio Rapposelli, lista civica, poi An e Pdl. Quasi tutti sono di Pescara e non c'è una donna se non la Allegrino. Complimenti.