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Data: 11/06/2009
Testata giornalistica: Il Centro
«La Valle Peligna non si arrenderà» Ultimatum dei sindacati al governo: nel cratere o sarà protesta a Roma

La Pelino dichiara di aver chiesto una nuova ordinanza

SULMONA. Ultimatuma dei sindacati al governo Berlusconi. «Se nei prossimi due giorni non arriveranno risposte siamo pronti a organizzare una protesta ancora più assordante a Roma, sotto Palazzo Chigi, per incontrare direttamente il primo ministro Silvio Berlusconi». All'indomani della protesta che ha visto scendere in piazza a Sulmona almeno 1.500 persone, tra questE molti sindaci, contro l'esclusione del Centro Abruzzo dal cratere, i sindacati territoriali non perdono tempo e spingono affinché si organizzi un'altra manifestazione. Intanto la parlamentare Paola Pelino, che non ha preso parte alla manifestazione in piazza «per impegni istituzionali», ha annunciato di aver chiesto al capo della Protezione civile Guido Bertolaso «una nuova ordinanza per inserire il Centro Abruzzo nel cratere».
«Dopo il grande coinvolgimento di martedì» spiega Augusto De Panfilis, segretario della Cisl «non possiamo permetterci di restare inermi, se non dovessero arrivare nelle prossime 48 ore risposte dal Governo. Finalmente il cerchio in città si è chiuso e tutti hanno capito, commercianti, professionisti e associazioni di categoria compresi, che la crisi che noi denunciamo da tempo è reale. Se non c'è lavoro, infatti, non ci sono nemmeno i soldi da spendere. Per questo» continua «qualora non arrivassero buone notizie a breve, tutti insieme e compatti come nel corteo di martedì, si dovrà andare a Roma, con i primi cittadini in testa. È importante che i primi cittadini del territorio inizino a pensare ad una dimissione in massa dalle loro cariche».
«La protesta dell'altro ieri» aggiunge Roberto Di Pardo della Uil «è stata un'occasione persa per qualcuno dei commercianti che non ha abbassato simbolicamente la saracinesca del negozio. Dovevano essere tutti chiusi, altrimenti si dimostra ancora una volta di non capire la portata e la gravità della situazione. Ora, inoltre, servono indicazioni sul futuro. I sindaci devono dirci cosa fare, qualora non riuscissimo ad ottenere nulla. Ma ancora una volta tali risposte la politica non ce le dà». «Bisogna organizzare una sommossa popolare» ha detto Dante Carrabia della Cisl «le processioni per il corso non servono a nulla. Bisogna andare a Roma e se serve anche a Bruxelles».
«Un decreto che esautora gli enti locali da ogni decisione» dice Damiano Verrocchi, segretario provinciale della Cgil «in più le risorse economiche che arrivano dai fondi Fas per le aree sottoutilizzate, e cioè dallo sviluppo delle regioni del sud. Qui è necessaria una programmazione economica e industriale per ripartire».
Unica voce fuori dal coro fra le parti sociali è quella di Flavio Piscitelli della Cisl Sanità. «La cosa peggiore è stata vedere sfilare in corteo» sostiene «gli operai e i lavoratori con i loro carnefici istituzionali. È una questione di dignità politica e personale, qui si sono perse entrambe». In effetti erano molte al corteo le persone che hanno perso il lavoro, o i cassintegrati, che in più di un'occasione hanno mostrato il loro dissenso con fischi e parole forti.
Intanto, l'Ordine degli avvocati di Sulmona chiede l'immediata revoca dell'ordinanza del 6 giugno scorso, con cui si escludono i residenti compresi nel cratere dall'esenzione dell'Irpef. «Esprimo la più ferma riprovazione» si legge in una nota di Gabriele Tedeschi, presidente dell'Ordine degli avvocati «nei confronti di un provvedimento assolutamente privo di qualsivoglia giustificazione e gravemente lesivo dei diritti delle popolazioni e dei contribuenti. Una politica di tal fatta non trova riscontro e precedenti nella storia della nostra Repubblica, da sempre caratterizzata da spirito di cittadini vittime di calamità naturali».
«La Regione deve intervenire» chiede Alfredo Pagliaro, residente provinciale Confesercenti «molte delle imprese del territorio che lavoravano con L'Aquila sono tutte ferme».
«Va tutelato il diritto al lavoro» ha detto Bruno Rosso della Coldiretti «ma prima è necessario che ripartano strutture e istituzioni ora ferme».
«L'economia può ripartire dall'agricoltura» ha detto Stefano Fabrizi di Confagricoltura «anche se molte aziende sono ferme. Bisogna concedere incentivi per ricominciare».

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