PESCARA. Dopo la vittoria elettorale arriva nel Popolo della Libertà il tempo della conta. Non quella dei voti, già archiviata con soddisfazione. La conta iniziata è quella delle correnti interne, delle linee di influenza, dei carismi. Le manovre erano già iniziate prima dell'apertura delle urne, durante una campagna elettorale. Lì s'erano visti due partiti: quello del governatore Gianni Chiodi, molto schiacciato sulla figura di Berlusconi; e quello dei dei dirigenti di partito, dei consiglieri, degli amministratori: il Pdl del coordinatore regionale Filippo Piccone.
All'indomani del voto Chiodi ha dichiarato che il rovesciamento delle forze in campo nelle Province e nel comune di Pescara, assieme all'explois del Pdl alle europee con quel 44,5% che ne fa il più forte quanto a percentuale rispetto alle altre regioni, sia dovuto soprattutto al rapporto della giunta regionale con il governo.
Una dichiarazione che alcuni nel partito hanno interpretato come ingenerosa e affrettata, anche se le critiche sono rimaste sottotraccia, inespresse se non ai tavoli dei comuni amici.
Che la vittoria del 6 e 7 giugno non sia tutta farina del sacco di Chiodi, si fa notare negli ambienti del Pdl abruzzese, lo si capisce scorrendo le preferenze dei candidati al parlamento di Strasburgo.
Chiodi, per esempio, aveva molto sponsorizzato la candidatura di Barbara Matera, l'annunciatrice televisiva di Lucera, una delle contestatissime "veline" elettorali di Berlusconi. La Matera ha fatto il pieno dei voti al Sud (130mila preferenze) ed è stata eletta con un consenso che è risultato secondo solo a quello del Cavaliere. Anche in Abruzzo la giovane attrice (che qualcuno ricorderà nel film di Canale 5 "Due mamme di troppo") ha preso parecchi consensi (8.913 voti). Ma molti di più ne ha presi la candidata sponsorizzata direttamente dal partito abruzzese: Erminia Mazzoni, deputata Pdl e componente della direzione nazionale, che ha preso nella circoscrizione Sud poco meno voti della Matera (113.730), ma molti più voti in Abruzzo (17.650), e in particolare nella Marsica, cioè nella terra del coordinatore Piccone. Lo stesso discorso si può fare, aggiungono al partito, su nomi come Salvatore Tatarella e Sergio Silvestris che hanno avuto un ottimo risultato.
«Questo vuol dire», si analizza negli ambienti del Pdl, «che il partito ha lavorato bene, anche se ha raccolto poco dal punto di vista mediatico, terreno sul quale Chiodi è risultato vincente».
Una tesi che però lo stesso Filippo Piccone si affretta a ridimensionare: «Se esiste un partito del territorio esiste un partito che sta anche nelle istituzioni», dice il coordinatore regionale, «come sempre ci può essere qualche fibrillazione del singolo, ma in campagna elettorale abbiamo lavorato tutti insieme in armonia, a partire da Chiodi per finire ai neoeletti sindaci. D'altronde certe cose non avvengono a caso».
Posizione condivisa dal consigliere regionale Ricardo Chiavaroli: «Il partito, col coordinatore Piccone in testa, ha svolto un lavoro di sostanza come dimostrano i dati, e comunque il merito non è di uno ma di una squadra che si sta costruendo».
E Piccone promette di lavorare in fretta ai nuovi assetti del Pdl abruzzese: «Lo faremo subito nei prossimi giorni», dice il coordinatore regionale, «a partire dagli organi regionali e poi a cascata i provinciali e i comunali, definendo i dipartimenti e le responsabilità, cercando di valorizzare al meglio chi da questa tornata elettorale è rimasto fuori ma ha contribuito. Ci saranno anche delle sorprese».
Su questo passaggio la componente ex-An del Popolo della Libertà chiede un percorso più lineare e meno di vertice. Dice Fabrizio Di Stefano: «Il partito ha dimostrato di essere forte, ma c'è ancora molto lavoro da fare: bisogna innanzitutto darsi delle regole democratiche e le regole democratiche vanno trovate attraverso i congressi».
Stesso discorso fa il capogruppo del Pdl in Regione Gianfranco Giuliante: «La legittimazione della classe dirigente può avvenire solo attraverso i congressi». Giuliante pensa a un partito «pesante» molto strutturato, perché dice «io non ho dimestichezza con un partito leggero».
In questo percorso non facile Di Stefano vede un vantaggio per l'Abruzzo: la presenza di una classe dirigente «molto matura» che ha digerito in fretta la fusione e «che non ha subito gli scompensi visti in altre realtà come la Sicilia».
Quella maturità di cui ha parlato il senatore Gaetano Quagliariello nell'intervista di ieri su queste pagine. Al netto di possibili, nervosissime, fibrillazioni.