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Pescara, 26/04/2026
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Data: 12/06/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
TERREMOTO IN ABRUZZO - «Illusi da Berlusconi, ora la Camera deve aiutarci» Dopo il no agli emendamenti si prepara una mobilitazione a Roma. E inizia un digiuno di protesta

L'AQUILA - Una profonda delusione, una sincera preoccupazione, una insopportabile mortificazione, ma L'Aquila non è ancora animata - anche se oggi, alle 15.30, a Strinella 88, si raduneranno sindaci, associazioni, parlamentari e sindacati per decidere di "marciare" su Roma il 16 giugno -, da una giustificata e comprensibile rabbia, dopo che la Commissione Ambiente della Camera ha bocciato tutti gli emendamenti al decreto Abruzzo. Strano? Non tanto. Sono le emozioni tipiche di chi ha creduto alle promesse e pensava che tutto filasse liscio. E, invece, adesso, si accorge che, «passata la festa, gabbato lo Santo», come sarcasticamente commenta la presidente della Provincia dell'Aquila, Stefania Pezzopane. Lo Santo dell'attualizzato, drammatico, proverbio aquilano, veste gli abiti eleganti del premier Silvio Berlusconi che, pure, si era commosso, nell'immediato post elezioni, al racconto del governatore Gianni Chiodi sul voto plebiscitario nelle tendopoli per il centrodestra e aveva moltiplicato evangelicamente promesse e impegni, come fossero i pani e i pesci. «Non molliamo, anche se la delusione è enorme - spiega la Pezzopane -. La Commissione Ambiente ha sconfessato il premier, ho qui davanti a me la rassegna stampa su quanto promesso da Berlusconi alla fine di maggio, che si impegnò sul finanziamento della ricostruzione delle seconde case, anche di proprietari non residenti, e la copertura per gli enti locali della mancata riscossione fiscale. Non possiamo mollare perché dal risultato di questa battaglia dipenderà il futuro di questa terra che non tollera abbandoni e tradimenti. Decideremo le iniziative da intraprendere e sicuramente saremo tutti presenti e mobilitati a Roma durante la votazione del decreto Abruzzo alla Camera». «In Aula - annuncia Ermete Realacci, responsabile ambiente del Pd - torneremo ad avanzare le nostre richieste perché, per far veramente ripartire l'Abruzzo, servono soldi certi». Anche il deputato abruzzese dell'Idv, Augusto Di Stanislao, primo firmatario di ottanta emendamenti, ritiene necessario «un provvedimento legislativo efficace e concreto».
«Sono molto preoccupato - aggiunge il sindaco Massimo Cialente, apparso svuotato, oltre che stanco -. Avevamo avuto rassicurazioni da Berlusconi, in particolare sui soldi per le seconde case e sui rimborsi ai Comuni per le minori entrate, mentre erano rimasti sullo sfondo i centri storici. Dicono che con le ordinanze si possa cambiare, ma allora perché non farlo subito? Se i soldi ci sono, perché non indicarli nel decreto? La Commissione Ambiente, durante l'audizione, è apparsa sinceramente addolorata e commossa, ma poi, appena abbiamo voltato le spalle, ha bocciato tutto». Una pausa, la delusione si percepisce quasi al tatto. «Sono deluso e un po' mortificato, a me Berlusconi aveva detto che le seconde case...» ripete con ossessiva insistenza. «Tutti gli emendamenti respinti, gli impegni del premier con gli abruzzesi calpestati e il decreto non si modifica!» afferma il parlamentare dell'Udc, Pierluigi Mantini.
E aggiunge: «Non è possibile, non possiamo arrenderci, c'è tempo fino a martedì 16 giugno per votare alla Camera, per riconoscere i diritti essenziali nella legge: indennizzi per tutti i proprietari degli immobili e non solo "per i residenti"; indennizzi pieni per gli immobili produttivi, commerciali, professionali; risorse per garantire i servizi essenziali dei Comuni terremotati che, non avendo più tributi, non possono funzionare; risorse per la "zona franca", i beni culturali, la ricostruzione del centro storico dell'Aquila». L'appello, infine: «Iniziamo in tanti un digiuno di dialogo, con speranza, con dignità, con fermezza civile. Ognuno può sottoscrivere l'appello e indicare la propria giornata di digiuno a dirittiperlabruzzo @ yahoo. it».
Forse, però, pure il digiuno è chiedere troppo a una popolazione provata da oltre due mesi nelle tendopoli o negli alberghi e ancora atterrita da uno sciame sismico che anche ieri ha ricordato a tutti che non è finita, con scosse alle 7.14, alle 7.32 e alle 9.04 di magnitudo 2.0, 2.3 e 3.4.


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