PESCARA. E' rimasto in silenzio per sei mesi, ma ora dice basta. Enrico Paolini ex presidente vicario della giunta regionale, ex segretario Ds tra il 2001 il 2005 poi le dimissioni per l'incarico alla Regione. Alle sue spalle un partito vincente. Paolini oggi non nasconde la sua amarezza per la sconfitta abruzzese e mette sotto accusa le scelte fatte dal Pd e dai suoi dirigenti. «Abbiamo perso», sottolinea, «per errori dei dirigenti locali, per una gestione anti-democratica».
«Di fronte alla sconfitta», sollecita Paolini, «il segretario comunale e quello provinciale di Pescara dovrebbero dimettersi».
Paolini lei finora è rimasto in silenzio, ma dove ha sbagliato il Pd?
«Chi dice che è colpa del "vento nazionale" dice sciocchezze. Io dico che la sconfitta è figlia di gravissimi errori, di una gestione anti-democratica. La vicenda dalla designazione del candidato sindaco a Pescara è esemplare. Verso Marco Alessandri ho rispetto e stima. La responsbilità è del segretario comunale che ha consultato una decina di persone per farsi dire solo dei no. Bisognava mettere subito in campo Alessandrini già da gennaio. In Provincia, per tenere aperta una candidatura impossibile, quella di Donato Di Matteo la federazione di Pescara ha perso tempo, mentre Di Matteo non aveva alcuna possibilità di essere indicato in quanto non accettato dal resto della coalizione di centrosinistra. I segretario provinciale e comunale per giochi interni e di potere hanno determinato le sconfitte».
Il sindaco di Pianella, D'Ambrosio annuncia al Centro una corrente interna al Pd, cosa ne pensa?
«D'Ambrosio ha sempre agito come un capo corrente. Non è il nuovo che si invoca».
Lei parla di gruppi di potere e gestione anti-democratica, può essere più chiaro?
«Ci sono gruppi di potere che ruotano attorno all'ex sindaco D'Alfonso che ha gestito le elezioni anche dietro le quinte. Nella federazione di Pescara spadroneggia Di Matteo. Le scelte sbagliate nell'area pescarese hanno penalizzato anche la provincia di Teramo e il nostro candidato alle europee Marco Verticelli creando clima di distacco e disimpegno».
Tra le ragioni della sconfitta si è ricordato anche le inchieste con gli arresti alla Regione e al Comune. Lei è d'accordo?
«La questione giudiziaria ha pesato. Abbiamo avuto un presidente di Regione arrestato e con lui tre assessori regionali, poi gli arresti domiciliari per l'ex segretario regionale. Mi auguro di cuore che l'ex segretario Luciano D'Alfonso riesca a dimostrare la sua estraneità alle accuse che gli vengono contestate, ma avrebbe dovuto concentrarsi su questo e non nell'interferire nella composizione delle liste. Voglio ricordare che alle regionali sono stato a Pescara il più votato ma in queste elezioni comunali nessuno si è preso la briga di raccogliere i miei suggerimenti, sono stato escluso di fatto dai quei gruppi di potere che prima indicavo».
Nella sua intervista a il Centro il segretario del Pd Silvio Paolucci auspica il maggior rinnovamento del partito. Pensa che sia la strada giusta?
«Paolucci è una delle poche persone che ha la mia stima, l'ho votato ed è uno dei giovani effettivamente libero da condizionamenti. Ma io penso ad altri che non hanno mostrato libertà di decisione come il segretario provinciale di Pescara Toni Castricone che da anni ha in mano il partito. Poi osservo che i giovani sono già al comando, cito Michele Fina all'Aquila che stava nella segretaria del partito con me o Giuseppe Di Luca a Teramo. Sono giovani ma hanno una loro autonomia dai gruppi di potere?»
Il Pd può tornare a vincere? Lei ha proposte?
«Primo basta con le clientele elettorali e i favori fatti. Secondo: i dirigenti vanno scelti sulla base di una linea politica e liberi da condizionamenti. Basta con la logica dei capibastone. Il terzo punto: ci sia nel Pd rispetto delle regole. Capisco la grande difficoltà del segretario Paolucci perchè non è stato messo in condizione di decidere. Oggi dobbiamo fare scelte chiare»
Quali?
«La direzione regionale dovrebbe avere la remissione dei mandati dei segretari di Pescara, di quello comunale e provinciale. Poi unirci attorno allo sforzo del segretario Paolucci per ricostruire il partito».
Lei è stato insieme a Giovanni Lolli i due unici esponenti abruzzesi invitati da Massimo D'Alema al suo 60esimo compleanno. D'Alema pensa che correrà per la segretria nazionale?
«Penso che D'Alema rappresenti una grande risorsa non solo per il Pd. La sua azione sarebbe davvero un colpo d'ala strategico per il futuro del partito».