La donna interrogata sui 500 mila euro versati da Angelini
PESCARA. La procura prova a stringere il cerchio su Sabatino Aracu, forte delle accuse - che diventano anche autoaccuse - lanciate pochi giorni fa da Vincenzo Angelini, ma soprattutto di quelle contenute nel memoriale e poi ripetute a voce dalla ex signora Aracu, motivata da un profondo dissidio familiare, che avrebbe rivelato i passaggi di denaro e di regali dalle mani dell'imprenditore della sanità privata a quelle del deputato del Pdl. L'ex moglie del parlamentare è stata infatti interrogata dai pm che indagano sulle presunte tangenti nella sanità.
L'ultima delle quali, scoperta in ordine di tempo dai pm, vuole che Aracu abbia incassato da Angelini quasi 500 mila euro in contanti, oltre a gioielli e doni preziosi di vario genere.
L'imprenditore ha parlato a oltre un anno dalle prime rivelazioni e solo dopo essere stato messo alle strette dalla procura. L'ex coordinatore regionale di Forza Italia, a sua volta, ha ribadito per due volte al Centro la propria estraneità ai fatti e ha ricondotto il tutto a una «tragedia familiare», legata alla difficile separazione dalla coniuge.
IL DOSSIER. Le accuse dell'ex moglie di Aracu hanno innescato l'inchiesta bis sulla sanità. Ma quel memoriale viene trattato con le dovute cautele dai magistrati, che vogliono verificare con attenzione il coinvolgimento, oltre ad Aracu, anche di altri esponenti di primissimo piano del centrodestra. Che comunque, almeno in questa fase, non saranno convocati in procura.
L'ex moglie del deputato Pdl ha deposto al quarto piano del palazzo di giustizia in qualità di testimone, e dunque come persona informata sui fatti. Si è presentata da sola, senza avvocato, ha puntato l'indice contro l'ex marito e fornito gli elementi per trasformare l'accusa iniziale di tentata concussione in quella di concussione consumata. I pm sono quindi passati al riscontro, verificando quelle dichiarazioni con Angelini, che nella sua confessione a scoppio ritardato ha ammesso di avere versato soldi e regali al parlamentare.
NESSUN INTERROGATORIO. Aracu non sarà sentito di nuovo. La procura non ha bisogno di ascoltare ancora la voce dell'ex presidente del comitato dei Giochi del Mediterraneo, già interrogato un anno fa all'indomani degli arresti del 14 luglio che fecero cadere la giunta di centrosinistra. In quell'occasione, alla richiesta di chiarimenti sulla frase di Angelini («Aracu mi chiese due milioni per comprare una casa a un figlio, l'ho mandato a quel paese»), il deputato negò con forza di avere mai avanzato richieste di denaro. Il faccia a faccia tra magistrati e politico non avrà seguiti, per ora.
CONTROLLI PATRIMONIALI. All'attenzione dei pm, come prassi, ci sono anche gli accertamenti patrimoniali su beni e immobili del deputato, che peraltro avrebbero dovuto essere oggetto di approfondimenti anche quando il parlamentare era presidente della Federazione mondiale di pattinaggio. Ma non è neppure da questa verifica, così come non lo è stata per gli esponenti della giunta di centrosinistra, che gli inquirenti credono di trovare la chiave di volta per scoprire l'eventuale tangente.
IL VERTICE. La mattinata di ieri è trascorsa in un vertice fiume di quasi quattro ore nella stanza del pm Giampiero Di Florio. Con lui, il collega Giuseppe Bellelli, titolare - con il procuratore Nicola Trifuoggi - dell'inchiesta sulle presunte tangenti nella sanità privata, e i rappresentanti della Guardia di finanza che si occupano delle indagini. E' stato fatto un punto della situazione alla luce anche della fuga di notizie dei giorni scorsi, che ha obbligato la magistratura ad aprire un fascicolo per violazione del segreto istruttorio.
E se la nuova accusa formulata contro Aracu aveva creato subbuglio nel Pdl quattro giorni fa, la giornata di ieri ha seminato ulteriore agitazione negli ambienti del centrodestra quando un lancio dell'Ansa, delle ore 16,14, rimbalzato anche sul circuito nazionale, ha fatto riferimento alla «possibilità», valutata «negli ambienti giudiziari», di «richiedere l'arresto» di Aracu «qualora, nel prosieguo delle indagini, dovessero emergere a suo carico responsabilità ben precise». Dalla Procura è arrivata un'immediata smentita.