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Pescara, 26/04/2026
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Data: 16/06/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Decreto, monta la protesta. E oggi sit-in a Montecitorio. Il Governo: soddisferemo le richieste. Ma non basta a rassicurare

L'AQUILA - I toni dello "scontro" sul decreto-terremoto si fanno aspri. Proprio mentre il provvedimento è arrivato all'esame della Camera (ieri è cominciata la discussione generale, oggi si voteranno gli emendamenti, circa 450 di cui nessuno del Governo), la maggioranza ha fatto sapere che intende licenziare lo stesso testo del Senato, senza modifiche. Addirittura, come ha detto il sottosegretario all'Ambiente, Roberto Menia, «se gli emendamenti restano circa 500 e l'opposizione non si dimostra disponibile è chiaro che il Governo porrà la fiducia». Il Pd ha subito reagito: «Siamo disponibili a collaborare, ma solo se il decreto migliora». Opposizione e amministratori non ci stanno. «Sarà una battaglia durissima», dice il deputato Pd, Giovanni Lolli. «Non è vero che va tutto bene», tuona la presidente della Provincia Stefania Pezzopane. Oggi a Montecitorio i comitati aquilani si riuniranno dalle 12 in un sit-in di protesta, con tanto di tende e sacchi a pelo. Il Governo vuol portare a casa il provvedimento, "blindatissimo", entro la settimana. E una nota di Palazzo Chigi annuncia che «anche le seconde case ubicate nel centro storico dell'Aquila e degli altri comuni colpiti dal sisma saranno ricostruite a spese dello Stato». Il punto "chiave" è questo: «La ricostruzione a spese dello Stato avrà ad oggetto non solo gli edifici di riconosciuto valore storico e artistico, ma anche quelli che rivestono, a giudizio dei sindaci e della sovrintendenza, rilievo ambientale e paesaggistico. Ed è noto a tutti, e universalmente riconosciuto, che in questa categoria rientra la maggior parte degli edifici ubicati nei centri storici, e, quindi, anche dei non residenti». Il Governo annuncia che, «in analogia a quanto disposto in occasione degli eventi sismici che colpirono l'Umbria e le Marche» in sede di attuazione del decreto legge verrà stabilito il concorso alle spese da parte dei proprietari, tenendo conto della loro situazione economica. Confermati anche i fondi per gli enti locali. Per il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, «questo sgombera ogni dubbio. Si chiedeva attenzione per le case dei non residenti. Ora le delegazioni non hanno più motivo di protestare». Tutto risolto, dunque? Neanche per sogno. «Avremmo potuto credere alla nota di Palazzo Chigi -dice il sindaco Massimo Cialente- se non fossero state completamente disattese al Senato le rassicurazioni fornite da Berlusconi il 29 maggio sulle seconde case. Comincio a pensare che siano promesse per guadagnare tempo, non so per quali scadenze». Gli fa eco Giorgio De Matteis, vice presidente del Consiglio regionale: «Le dichiarazioni sono importanti, ma non risolvono il problema. Le ordinanze della Protezione civile vanno in deroga a una legge, non la superano. Quindi ci vuole una legge che sancisca con chiarezza cosa accade su seconde case e centro storico. Non abbiamo bisogno di interpretazioni». Anche a livello parlamentare le opposizioni fanno la voce grossa. Tra i più duri Paolo Ferrero, leader del Prc: «I soldi certi sono pochi, il resto sono solo tante promesse. È davvero una vergogna che, a pochi giorni dal sisma, il Parlamento abbia approvato senza battere ciglio la spesa di 14 miliardi per i cacciabombardieri F35. Se per gli interessi delle industrie belliche i soldi pubblici si trovano subito, per finanziare la ricostruzione delle zone terremotate bisogna affidarsi alle lotterie». Per Pino Sgobio, Pdci, «mentre la propaganda del governo continua a sfornare annunci su annunci, nel decreto ci sono solo briciole e prese in giro». Il «totale indennizzo per la ricostruzione» è stato invocato anche dai Radicali.



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