L'AQUILA - Nessuna sorpresa ed esame sospeso, con seduta aggiornata a stamani, alle 9. Il Governo e la maggioranza non fanno nè sconti nè passi indietro. L'esame alla Camera del decreto lascia l'amaro in bocca a politici abruzzesi e cittadini, molti dei quali avevano presidiato speranzosi piazza Montecitorio. E invece no: l'ordine di scuderia è stato rispettato. Il decreto non è stato cambiato, almeno non sul punto-nodale, la "madre di tutte le battaglie": la richiesta di allargare i contributi per le seconde case anche ai non residenti e di scriverlo chiaramente nella legge. Il Governo e la maggioranza si sono opposti: l'emendamento è stato respinto, il sottosegretario all'Ambiente Roberto Menia ha garantito che «quanto chiesto è già nel testo». Rigettato (per undici voti) anche quello sulla tassa di scopo. Duri attacchi di Pd e Idv, mentre l'Udc, per bocca del deputato Pierluigi Mantini, ha annunciato «linea dura sull'Abruzzo: Berlusconi non ha mantenuto gli impegni». Gli amministratori hanno incontrato anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini. «L'incontro è andato bene - ha detto il sindaco Massimo Cialente - ma in questo momento ci sentiamo traditi e umiliati dal Governo». «Gli aquilani sono seri - ha detto Stefania Pezzopane - ma il tradimento delle loro aspettative li ha molto offesi». Si è capito fin dalle prime battute della discussione che non ci sarebbero stati grandi spazi di manovra per cambiare il decreto. Il Governo aveva chiesto un atteggiamento "collaborativo" alle opposizioni, tradotto nel ritiro di una buona fetta dei circa 450 emendamenti presentati. Alla fine in discussione ne sono andati 126, su una cinquantina dei quali la commissione Bilancio aveva espresso parere contrario. Tutto il dibattito è stato incentrato in particolar modo sulla questione dei contributi per le seconde case. «Ci sono impegni presi da Berlusconi - ha detto il leader Udc, Pierferdinando Casini - che si riferiscono ai contributi per le seconde case, oggi garantiti esclusivamente ai residenti. Per i piccoli paesi significa ricostruzione-groviera. Chiediamo che il comunicato emesso da palazzo Chigi, che garantisce fondi anche ai non residenti, sia sancito dalla legge. La seconda garanzia che chiediamo è che la ricostruzione sia affidata agli enti locali». Anche il Pd ha chiesto a gran voce la stessa cosa. «Non si può fare affidamento ai comunicati o alle parole di Berlusconi» ha detto il capogruppo Antonello Soro. Sentitissimo l'intervento dell'aquilano Giovanni Lolli: «Nella città i non residenti sono il 40%, nei borghi il 60-70%. Se perdiamo la possibilità di ricostruire integralmente infliggiamo un grave danno al territorio. La domanda è: perché, se il ragionamento è stato condiviso anche da Berlusconi, non si può scrivere sulla legge?». Durissimi gli attacchi di Sergio D'Antoni («Qual è il motivo del "no"? Forse bisogna chiamare Tremonti»), dell'altro abruzzese Lanfranco Tenaglia («Questo decreto è un bicchiere completamente vuoto») e di Ermete Realacci («È improprio parlare di seconde case. O si ricostruiscono tutte insieme o no»). Anche l'Idv ha criticato duramente il Governo: «Abbiamo ritirato quasi l'80% degli emendamenti - ha detto il capogruppo Massimo Donadi - ma chiediamo che la ricostruzione sia vera. È una scelta senza senso ricostruire solo le case dei residenti». Ma il Governo, per bocca del sottosegretario all'Ambiente, Roberto Menia, non si è mosso di un passo. «Non prendiamo in giro nessuno e non siamo irresponsabili. La priorità del provvedimento era dare una casa a tutti. A ottobre sarà così. Ad oggi già diecimila persone sono tornate nelle case. Il 70% degli edifici sarà agibile pienamente in poco tempo. L'80% delle scuole è già praticabile. Per le seconde case nel testo del decreto è già previsto ciò che è stato evidenziato nella nota di palazzo Chigi». La discussione è proseguita sugli altri temi della ricostruzione contenuti negli emendamenti. La minoranza ha criticato, in particolare, la realizzazione dei cosiddetti "alloggi temporanei" e la "governance" della ricostruzione che relegherebbe gli enti locali a un ruolo marginale. Intanto dai microfoni di Radio Uno Guido Bertolaso ha attaccato: «In settanta giorni abbiamo fatto ciò che non si era mai fatto in nessuna tragedia italiana. Per fini politici si vuole in tutti i modi sminuire il lavoro della Protezione civile che è apartitica e ha gestito e continua a gestire l'emergenza terremoto con grande serietà e impegno. Se qualcuno vuole prendere il posto del sottoscritto e dimostrare di essere più bravo, più concreto ed efficiente nei confronti degli aquilani io sono la persona più felice del mondo».