II testo definitivo del Ddl 1195 approvato dal Senato specifica che anche in Italia vale l'articolo 8 del Regolamento europeo, nonostante la data ultima per le aste fosse scaduta a fine 2007
A chiudere definitivamente il cerchio, a eliminare l'obbligo di gara per l'affidamento del servizio anche per le aziende private di trasporto pubblico locale, ci ha pensato proprio in extremis, appena prima che il Senato approvasse l'intero elaborato, la senatrice siciliana del Popolo della Libertà, Simona Vicari. Ha presentato un subemendamento dell'ultim'ora a quello che alla fine è diventato l'articolo 61 del disegno di legge 1195 sull'internazionalizzazione delle imprese e sull'energia. Solo poche parole: «dopo i paragrafi 2, 4, 5 e 6 aggiungere anche l'articolo 8, secondo paragrafo». Il che significa che l'Italia fa proprio anche il periodo transitorio di 10 anni, a partire dal dicembre 2009, previsto dal regolamento europeo 1379 del 2007 mentre quello fissato dal Dlgs 422 del 1997 era già scaduto a fine 2007 e non più rinnovato dal Governo di Romano Prodi. Fino al 2019 Comuni e Province possono continuare ad affidare direttamente alle imprese la gestione delle reti urbane ed extraurbane di autobus, senza quindi fare le gare. Così anche l'ultimissimo tassello è andato a posto: non solo le Spa pubbliche sono esentate dagli appalti ma anche le imprese private. Come se non bastasse, sempre l'articolo 61 del disegno di legge che, passando alla Camera per l'ultima e forse definitiva votazione, ha preso il numero 1441-ter-B, aggiunge anche che «alle società che, in Italia e all'estero, risultino aggiudicatarie di contratti di servizio» con affidamento diretto «non si applica l'esclusione di cui all'articolo 18, comma 2, lettera a) del Dlgs 422 del 1997». Insomma, non solo non dovranno fare le gare per tenersi i servizi che gestiscono oggi ma potranno andare fuori dal loro territorio e partecipare alle gare altrui. Eventualità vietata seccamente dal Burlando. Non è un caso che la proponente dell'emendamento sia una senatrice siciliana. Proprio in Sicilia le aziende private associate all'Anav (l'Associazione delle imprese di Tpl aderente a Confindustria) stavano cercando una via d'uscita dall'obbligo di gara. Guarda caso, sono state prontamente accontentate. Le aziende private siciliane di trasporto locale forniscono circa il 65% dei collegamenti extraurbani: si finanziano quasi esclusivamente con gli introiti da traffico, potendo contare su contributi pubblici molto bassi. Da qui il timore che le gare diventassero un ostacolo insormontabile. Ora resta da vedere, anche considerata la segnalazione dell'Antitrust sulle ferrovie, se alla Camera cambierà qualcosa o il testo rimarrà com'è. Che equivarrebbe a una pietra tombale sulla concorrenza nel trasporto pubblico locale su gomma e su ferro fino al 2019.