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Pescara, 26/04/2026
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Data: 24/06/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
allegato: LEGGI L'ARTICOLO
Ocse, allarme pensioni: spesa troppo alta (vedi allegato). Il nostro Paese maglia nera per i costi della previdenza: 14% del Pil

Ue, rischio debito ma sulla crisi Italia ok.

BRUXELLES - La "risposta prudente" data dal governo italiano alla crisi e la "relativa solidità del sistema bancario" hanno contribuito a dare fiducia ai mercati finanziari, evitando che la percezione del rischio penalizzasse le aste sulle emissioni di debito pubblico. Debito che, tuttavia, rimane troppo alto, mettendo a rischio la crescita economica del paese. E' quanto ha indicato la Commissione europea nel rapporto sui conti pubblici dell'Unione monetaria europea nel 2009, in cui indica che l'aumento dei debiti pubblici, l'accumulo di impegni presi dai governi per sostenere il settore finanziario e l'invecchiamento della popolazione "suscitano delle preoccupazioni per la sostenibilità dei conti pubblici".
E l'Italia, secondo i dati resi noti ieri dall'Ocse, è il paese dell'area con la spesa pensionistica più alta, pari al 14% del pil nel 2005, con un aumento del 23% rispetto al 1995. Il rischio, secondo l'organizzazione "è che la spesa pensionistica pubblica spiazzi altre spese auspicabili, sia nella politica sociale (le prestazioni familiari per esempio) sia altrove (la spesa per l`istruzione, per esempio)". Bruxelles, nel chiedere di mettere a punto una strategia d'uscita dal rilassamento dei conti pubblici europei, evidenzia come in Italia la spesa pubblica continuerà a crescere in maniera significativa, anche per le misure di sostegno al reddito adottate di recente. Il rapporto della Commissione sottolinea come "una delle lezioni tratte dalla crisi in corso è che, guardare le variabili dello stock finanziario, ossia asset e obbligazioni, all'interno del bilancio settoriale e aggregato di un paese fornisce un quadro più completo della vulnerabilità sistemica rispetto al solo debito pubblico". In pratica, il debito pubblico, come spesso ricordato dal ministro del Tesoro Giulio Tremonti, non è l'unico indicatore da guardare per valutare lo stato di salute di un paese. E infatti la Commissione ammette che "nonostante l'alto debito pubblico, che riflette l'accumulo di deficit negli anni passati, il bilancio dell'economia italiana mostra una posizione complessivamente equilibrata nei confronti del resto del mondo". Tutto ciò grazie alla bilancia commerciale positiva degli ultimi decenni. "I trattati non si cambiano e quindi continueremo a guardare il debito pubblico, ma è vero che il debito privato sta avendo sempre più spazio nelle nostre valutazioni", spiega una fonte comunitaria. E il rapporto sulle finanze pubbliche nell'Ue conferma che sono i paesi che, come Spagna e Irlanda, hanno registrato il più forte aumento del credito e dei prezzi degli immobili negli ultimi anni a trovarsi ora nella situazione più difficile in termini di deficit. Per Bruxelles la "assenza di grandi squilibri esterni rispecchia la posizione finanziaria relativamente solida del settore privato".
Infatti "le famiglie hanno accumulato relativamente poco indebitamento e continuano ad accumulare consistenti risparmi", forse - spiega il documento - come precauzione davanti alla fragilità della situazione dei conti pubblici italiani. Tuttavia "gli squilibri interni creati da un debito pubblico molto alto incidono sulla vulnerabilità finanziaria dell'Italia e possono portare ad un costo relativamente alto del capitale per l'intera economia e quindi pesare sul suo potenziale di crescita".
C. Mar.





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