ROMA Un risparmio stimabile tra i due e i tre miliardi nell'arco dei dieci anni. È la valutazione del ministro Renato Brunetta rispetto alla delicata partita dell'adeguamento dell'età pensionabile delle dipendenti della pubblica amministrazione, che la Commissione Ue chiede all'Italia, pena sanzioni (una procedura d'infrazione è già stata notificata) di parificare a quella dei loro colleghi maschi.
«Bisogna vedere - è la tesi di Brunetta - il risparmio che si produrrà da questa decisione nell'arco di un decennio: non è piccolissimo, sono tra i due e i tre miliardi. Questa cifra deve però andare a compensare le disparità, le discriminazioni, i pesi diversi in termini di welfare e di ruolo fra uomini e donne. Io dico asili nido, tutto quello che verrà risparmiato deve andare in asili nido e welfare familiare».
Nell'analizzare il problema, Brunetta (che qualche giorno fa aveva parlato di «soluzione entro il mese di luglio, con un provvedimento ad hoc dopo aver ascoltato le parti sociali») ha ricordato l'obbligatorietà di un intervento imposto dalla Corte di Giustizia europea. «Abbiamo una sentenza che dobbiamo ottemperare», ha sottolineato il ministro. Per poi ricordare che venerdì scorso c'è stata «una riunione interministeriale» sul tema, e che il ministro del Welfare ha incontrato il commissario Ue Vladimir Spidla.
Ribadito il termine ultimo di fine luglio, Brunetta ha assicurato: «Troveremo la soluzione equilibrata e giusta. È un obbligo. Si deve fare. Naturalmente, c'è un'ipotesi di farlo in 10 anni: con flessibilità, recuperando all'interno del settore pubblico e all'interno del welfare familiare, quanto risparmiato». Nel governo, ha spiegato ancora Brunetta «c'è tutta una discussione su come farlo e la maniera più giusta ed equa, salvaguardando i diritti acquisiti». L'operazione però - ha concluso Brunetta - si deve «fare presto. Entro l'anno: con una decisione legislativa entro luglio, la cui approvazione verrà poi perfezionata da parte del Parlamento».
Ma Brunetta non si ferma nelle sue considerazioni al nodo che riguarda le dipendenti pubbliche. Secondo il ministro c'è una riflessione complessiva da fare sul welfare. Molto probabilmente, a suo giudizio «una volta scavallata la crisi e cioè nel 2010, occorrerà seriamente mettere mano al welfare. E il welfare pensionistico, il welfare abitativo, il welfare familiare, sappiano tutti che sono collegati fra di loro. C'è un'opinione maggioritaria nel governo - ha aggiunto Brunetta, - mentre c'è la crisi è inutile stressare la gente con riforme molto delicate come quella generale del welfare pensionistico».
Secondo il ministro comunque, prima di affrontare il nodo di una vera riforma sono necessarie «riflessioni più generali, sul welfare in generale: non solo innalzare l'età di pensionamento, ma anche ridistribuire maggiori risorse per il welfare familiare». E infine, ripensare «anche alla rivalutazione delle pensioni in essere, che hanno un sistema di indicizzazione molto precario». Temi importanti su cui ha ribadito il ministro «la riflessione maggioritaria nel Governo è che se ne parli scavallata la crisi».