«Vogliamo risolvere il problema entro luglio». Ma per il governo la riforma dell'intero sistema è più lontana. Dopo il pacchetto anticrisi nuovo scoglio per Berlusconi
ROMA. Due-tre miliardi di euro in dieci anni: a tanto ammonteranno i risparmi ottenuti dall'adeguamento dell'età pensionabile di vecchiaia tra uomini e donne nel pubblico impiego, su cui l'Italia è chiamata a rispondere dopo la sentenza della Corte di giustizia europea.
La cifra è stata indicata dal ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta, che ha ribadito l'intenzione del governo a «risolvere il problema entro il mese di luglio». Il tema, infatti, già nei prossimi giorni, ormai superato il varo del nuovo decreto anti-crisi, sarà al centro del confronto dell'esecutivo, come ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Più lontano, invece, l'eventuale avvio di una più complessiva riforma del sistema pensionistico. Occorrerà che la crisi sia «scavallata», ha detto Brunetta, ma «la riflessione va fatta». «Se si fa la riforma, i soldi restano sempre nel lavoro, per il lavoro, al lavoro», ha assicurato Tremonti. Intanto sulla questione relativa alle donne, l'ipotesi ruota comunque intorno ad un intervento graduale, che porterebbe ad una equiparazione dell'età pensionabile - attualmente fissata a 60 anni per le donne e 65 per gli uomini - con l'innalzamento di quella femminile di un anno ogni 24 mesi, come nella proposta avanzata. Sottolineando l'obbligatorietà di arrivare ad una soluzione, Brunetta ha spiegato che nel «governo c'è tutta una discussione su come farlo e la maniera più giusta ed equa, salvaguardando i diritti acquisiti».
L'operazione però, ha sostenuto, si deve «fare presto. Entro l'anno: con una decisione legislativa entro luglio, la cui approvazione verrà poi perfezionata da parte del Parlamento».
Quello dell'adeguamento pensionabile è «un punto su cui dobbiamo discutere nei prossimi giorni», ha fatto sapere Tremonti.