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Data: 01/07/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Il disastro di Viareggio - Arriva Berlusconi, ma viene contestato. Fischi e insulti al premier venuto a rendersi conto della situazione

L'annuncio: «Già nel prossimo consiglio dei ministri decreteremo l'immediato stato di emergenza»

ROMA. «Buffone», «vergogna», «i morti sono nostri», «nano». Sono le parole con le quali un centinaio di abitanti di Viareggio ha accolto Silvio Berlusconi. Per il premier quella di ieri è stata una giornata che più nera davvero non si può.
Le contestazioni sono cominciate la mattina a Napoli, dentro e fuori il San Carlo, dove una cinquantina di disoccupati della Atitech e della Tirrenia lo hanno accolto con sonori fischi e al grido di «buffone». «Sono organizzati, mandati dalla Cgil, la sinistra si dovrebbe vergognare, è nemica del Paese», minimizza attaccando il capo del governo. Poi ammette: quello che accaduto a Viareggio «è grave, sconvolgente». Nel pomeriggio, aggiunge, raggiungerò Bertolaso sul luogo dell'incidente «per prendere in mano la situazione».
Ma non tutti gradiscono la sua presenza. E quando il premier arriva nella città toscana per il sopralluogo degli edifici crollati partono le contestazioni. Fischi, urla, spintonamenti e parole grosse tra il gruppo dei contestatori e altri presenti che invece lo applaudono. La situazione si fa difficile tanto che il leader del Pdl decide di annullare la conferenza stampa indetta in comune alle 17,45. Teme nuove proteste e anzi quando lascia il Comune lo fa alla chetichella, uscendo da un portone secondario, «di servizio».
Niente conferenza stampa. Il premier tuttavia anche questa volta «ruba la scena» a Guido Bertolaso e nei quindici minuti che trascorre nell'aula del consiglio comunale informa delle misure che prenderà il governo. «Già nel prossimo consiglio dei ministri decreteremo lo stato d'emergenza», dice, promettendo che l'esecutivo garantirà la ricostruzione del 100% delle case distrutte. Berlusconi avverte che per consentire le operazioni di svuotamento delle cisterne piene di gas «deve essere evacuata tutta la zona». Le operazioni dovrebbero essere completate entro questo pomeriggio. Ma Berlusconi avverte che il bilancio delle vittime potrebbe aumentare perchè alcuni feriti sono gravissimi e ci sono tre dispersi. «Una persona ha ustioni superiori all'80% della superficie corporea e ci sono altri casi con ustioni del 70%».
Il capo del governo ricostruisce i fatti. «Alle 23,45 di ieri sera si è verificata la rottura dell'asse e del mozzo del vagone cisterna che conteneva gas liquido. Il vagone si è reclinato e ne è fuoriuscito il liquido che si è subito trasformato in gas. Anche altri quattro vagoni si sono inclinati, senza diffondere però il loro contenuti», dice. Secondo il capo del governo potrebbe essere stato un motorino la causa dell'esplosione. «Forse la scintilla di un motorino ha provocato l'esplosione con le fiamme altissime che hanno avvolto la case circostanti».
Berlusconi riferisce che i vagoni erano di una impresa statunitense e il liquido esploso era stato immatricolato in Germania. Il vagone deragliato «aveva una scadenza della revisione prevista per dicembre 2009».
Il tempo della visita è scaduto. Il premier passa da un'uscita laterale ma viene di nuovo contestato. Mentre il corteo presidenziale lascia il Municipio trecento persone tra contestatori e sostenitori gridano slgan. «Vai a casa» gli dicono, «sei un buffone». Qualche fan reagisce agli insulti, ci sono momenti di tensione. Tutto dura pochi minuti. La calma torna appena le auto che scortano il premier escono dalla piazza.

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