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Pescara, 24/04/2026
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Data: 01/07/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pensioni d'anzianità, da oggi entra in vigore la "quota 95". Per maturare il diritto all'uscita età minima di 59 anni. Nel calcolo valgono anche le frazioni di anno

ROMA Da oggi non si può più andare in pensione d'anzianità a 58 anni. Entra in vigore infatti il gradino previsto dall'ultima riforma previdenziale (quella di Prodi e Damiano), quello che porta l'età minima per lasciare il lavoro a 60 anni, naturalmente a condizione che si abbiano almeno 35 anni di contributi.
La riforma del precedente governo però prevede anche un'eccezione alla regola dei 60 anni. È il meccanismo chiamato della "quota 95". Cioè quel sistema per cui si può ottenere la pensione d'anzianità anche a 59 anni, purché si siano maturati 36 anni di contributi: sommando le due cifre, si raggiunge la fatidica quota 95 che consente di andare a casa senza aspettare la normale età pensionabile di 65 anni..
Da notare che il sistema prende in considerazione anche le frazioni di anno. In altre parole, chi arriva a 59 anni e sei mesi di età e 35 anni e sei mesi di contributi, facendo l'addizione arriva ugualmente a 95. Sembra un fatto irrilevante ma in realtà, per il complesso gioco delle finestre, questo meccanismo permetterà a diversi lavoratori di anticipare la pensione non di sei mesi, bensì di un anno intero. Tutto ciò vale per i lavoratori dipendenti. Per gli autonomi la soglia è più alta: vale la "quota 96", ovvero 60 anni di età anagrafica e 36 di contributi oppure 59 anni e 37 di contributi.
Restano immutati invece gli altri tipi di requisiti che consentono a tutti i lavoratori di andare a riposo: 40 anni di contributi (con qualunque età anagrafica) per la pensione di anzianità; e 65 anni di età (con qualsiasi età contributiva) per la pensione di vecchiaia.
Superato il gradino della quota 95, ora ci sono due anni di tempo prima di incontrare un nuovo rialzo dell'asticella pensionistica. Dal 2011 si passa a quota 96 (cioè 61 anni di età con 35 di contributi, o 60 più 36), e dal 2013 a quota 97.
Nel frattempo negli ambienti della politica c'è chi discute di eventuali nuove riforme della previdenza. Dal governo si continua a ripetere che un cambiamento delle regole non è all'ordine del giorno, ma dai partiti della maggioranza c'è chi chiede di intervenire. Ieri i deputati del Pdl Giuliano Cazzola e Benedetto Della Vedova hanno invitato il governo a fare una nuova legge, raccogliendo «la disponibilità ad affrontare questo delicato tema» manifestata da alcuni esponenti dell'opposizione, ultimo dei quali Massimo D'Alema.





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