VIAREGGIO. «Quando ho visto che quel treno merci stava deragliando, ho cominciato a correre d'istinto verso l'Intercity proveniente da Napoli. Non ho pensato alla mia vita, ma a quella di tutti i passeggeri. Ho corso all'impazzata per circa 50 metri, ma poi, giunto a metà del treno merci, ho visto l'esplosione e sono stato investito da un fiume di fuoco. Così mi sono tuffato dietro a un muretto. Ho fatto il mio dovere, è il mestiere del ferroviere».
Giovanni Cosentino, manovratore, un'intera esistenza dedicata al lavoro nelle ferrovie, racconta con la voce ancora tremante la terribile esperienza vissuta lunedì notte in stazione a Viareggio. Testimone oculare di una strage senza precedenti. Il manovratore, di origini napoletane ma che da 25 anni presta servizio sui treni in Versilia, era a lavoro con il capostazione Carmine Magliacane. «Ho visto quell'inferno con questi occhi, ho ancora tutte le scene di morte stampate nella mente. Mai vista una cosa così. E il pensiero, che mi ha tormentato fino allo struggimento, era che nella strage avesse perso la vita anche la mia famiglia». Cosentino vive negli alloggi dei ferrovieri, a poche centinaia di metri dalla stazione, con moglie e due figlie. «Ho visto la mia casa in fiamme ed ero disperato. E invece per fortuna la mia famiglia si è salvata».
Il manovratore racconta la notte di lunedì: «Eravamo al lavoro io e il capostazione. Il mio compito è stare fuori e controllare cosa accade, mentre il mio capo coordina tutto dall'ufficio. All'improvviso, rumori, fumo, poi le fiamme. In quegli istanti è partito l'annuncio che l'Intercity era in arrivo al "binario pari". Il capostazione è stato lucido e bravissimo: ha chiamato la direzione centrale di Pisa, ha chiuso i segnali, ha comunicato con il treno e così via. Cinque minuti d'inferno». (l.l.)