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Pescara, 24/04/2026
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Data: 03/07/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Il debito pubblico esplode al 9,3%. Meno entrate, più uscite, mai così negativo il rapporto deficit-Pil

Unico dato positivo la diminuzione del passivo sugli interessi dei titoli di Stato (-7,8%)

ROMA. Si conferma l'allarme rosso per i conti pubblici italiani con un dato, diffuso dall'Istat, mai così negativo dal 1999: il rapporto tra deficit e Pil nel primo trimestre 2009 ha toccato un livello record.
Attestandosi al 9,3%. Contestualmente calano vistosamente le entrate e cresce la spesa. Il quadro delineato nel Conto economico trimestrale delle pubbliche amministrazioni conferma dunque che l'obiettivo del governo della messa in sicurezza dei conti pubblici non è stato né raggiunto e né sfiorato.
A parziale giustificazione ci sono certamente alcuni dati oggettivi: ad esempio il primo trimestre di ogni anno sconta un livello di deficit sul Pil più elevato sul resto dell'anno che impone una serie successive di manovre di aggiustamento per centrare gli obiettivi di politica economica. Ma il dato reale che emerge è che nel trimestre gennaio-marzo si è registrato un livello di deficit mai raggiunto.
La serie di record negativi non si ferma comunque ai dati appena citati. Il saldo primario (ciò che resta allo Stato dopo avere pagato gli interessi sul debito) nel primo trimestre del 2009 è calato del 4,6%, a fronte di una flessione dello -0,8% nel primo trimestre del 2008. Anche in questo caso il dato non è stato mai così negativo, almeno a partire dal primo trimestre 2001. Cifre fortemente negative emergono sul fronte delle entrate che diminuiscono a gennaio-marzo di quest'anno in termini tendenziali del 2,8% ma che aumentano, anche se di misura, la loro incidenza sul prodotto interno lordo (che passa infatti dal 39,8% del primo trimestre 2008 al 39,9% del primo trimestre 2009).
Sempre con riferimento alle entrate il calo è generalizzato per quanto riguarda le imposte dirette, quelle indirette e i contributi sociali. L'Istat certifica invece che per quanto riguarda la spesa l'unico dato positivo è garantito dalla diminuzione delle uscite per gli interessi passivi sul debito, determinata dalla discesa dei tassi (-7,8%).
Per il resto sono in crescita tutte le altre voci di uscita: dai redditi da lavoro dipendente ai consumi intermedi, alle prestazioni sociali in denaro. Si registra un +7% sulle uscite per redditi determinate dai recenti rinnovi contrattuali dei dipendenti dei ministeri, della scuola, degli enti pubblici non economici, dell'università e degli enti di ricerca.
Di fronte alla certificazione di questi dati, l'opposizione chiede conto al governo. «Tremonti continua a dire che la situzione è perfettamente gestibile - afferma Marina Sereni, vicepresidente dei deputati Pd - ma noi siamo davvero preoccupati, né ci rassicura la manovra votata lo scorso venerdì in consiglio dei ministri della quale non riusciamo neanche a capire il valore». Severo anche il giudizio di Vincenzo Visco, ex ministro delle Finanze, secondo il quale «la situazione è pessima» con la previsione di attestarsi a fine anno al 5% nel rapporto deficit-pil. Sono dunque «moltissime le cose che il governo avrebbe dovuto fare e non ha fatto».
Visco chiede perché il governo «ha smantellato le norme sull'evasione fiscale». I sindacati chiedono interventi a sostegno dei redditi. Per Antonio Foccillo, segretario confederale della Uil, bisogna «favorire un aumento delle entrate attraverso un recupero dell'evasione fiscale e un aumento di salari e pensioni».

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