L'AQUILA. Pensavo che l'esperienza del terremoto, almeno nelle forme più drammatiche, fosse alle spalle ma sbagliavo. Le scosse di ieri hanno risvegliato angoscia e panico tra noi aquilani.
Le 13 passate da pochi minuti ed è il caos: nella trafficatissima via Strinella la gente esce urlando dagli uffici della Telecom e dai negozi aperti invadendo la strada. Finire sotto una macchina, evidentenente, fa meno paura del terremoto. L'esasperazione della gente cresce e lo sfrecciare di volanti fa salire l'adrenalina. C'è chi è in salvo, lontano da ipotetici crolli, ma scoppia in lacrime. Con una manovra da ritiro di patente arrivo ai vicini uffici giudiziari ad Acquasanta ma sono andati tutti via. Il traffico, tra clacson e gestacci di conducenti nervosi, scoppia perchè la gente ha perso la testa: c'è chi proviene dalla periferia e scappa verso il centro e chi, incredibilmente, fa l'esatto contrario. Del resto non è stata la solita dose quotidiana di scosse cui siamo assuefatti. Ieri si è andati oltre il livello di sopportazione: la scossa delle 13,03, con magnitudo 4,1 è stata la più intensa anche come durata. In precedenza, ve ne erano state una alle 2,16, con magnitudo 2.3 ed epicentro localizzato nella Valle dell'Aterno; poi altre due, con lo stesso epicentro tra L'Aquila, Villagrande e Fossa, alle 3, 14, di magnitudo 3.4, e alle 3,18, di 2.7. Insomma la nottata non è stata delle migliori e in mattinata, alle 11.43, un'altra di 3.6 con epicentro nella zona Collimento, Villagrande e L'Aquila. Niente danni ma la gente è scesa per strada anche alla villa comunale dove parte degli uffici regionali sono aperti. Visto quello che è successo non trovo strano che qualcuno sia scappato anche dalla caserma della Finanza a Coppito. Ed è fuggita anche una paziente dallo studio di un dentista: stavolta non per paura del trapano. E l'irrazionalità vince anche nelle tendopoli dove la gente è al sicuro ma trema insieme alla terra.
Qualcuno davanti al terminal bus di Collemaggio, dove ieri è stata chiusa la biglietteria, urla a un amico: «Perchè non chiami Giuliani, quello del radon?». Vuol dire che i sismologi «veri» adesso non hanno più molto credito.