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Pescara, 28/04/2026
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Data: 05/07/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Il Fisco rivuole 513 milioni di euro. È la somma che i terremotati devono restituire dal 2010 in 24 rate

L'AQUILA. Sono quasi 513 milioni di euro i soldi che gli aquilani terremotati, ma anche i residenti di altri paesi all'interno del cratere, dovranno restituire al Fisco dall'inizio del prossimo anno.
La cifra, non ufficiale ma certamente calcolata con ottima approssimazione, è indicata dall'addetto stampa dell'Agenzia delle entrare regionale, Gianni Imparato.
Più in particolare la somma può essere sudddivisa in questo modo: 273 milioni di euro per l'Irpef non detratta dalle buste paga e il resto per i contributi pensionistici e previdenziali.
Nella pratica con il prossimo anno arriveranno nelle abitazioni i modelli F-24 ai fini di avviare la restituzione di quanto dovuto allo Stato con 24 rate, in due anni.
I dipendenti, sia pubblici che privati, si vedranno detratta la somma direttamente dalla busta paga mentre coloro che lavorano in proprio potranno provvedere per avere delucidazioni tramite patronati o commercialisti.
In sostanza i terremotati aquilani, se non cambieranno le disposizioni governative, saranno costretti a restituire i soldi a meno di un anno dal terremoto, quando, secondo alcuni osservatori, non tutti saranno tornati nelle loro abitazioni.
E, infatti, dati alla mano, il fisco è stato davvero inflessibile con i terremotati aquilani con disparità di trattamento evidenti rispetto alle popolazioni di Umbria, Marche e Molise. Basti pensare che il terremoto in Marche e Umbria ci fu nel 1997 e nel Molise sette anni fa. Soltanto in questi giorni, quindi a distanza di anni, stanno arrivando a quelle persone i modelli per la restituzione rateale, e al 40 per cento, di quelle somme.
Intanto ci sono le prime proteste contro questa pretesa nei confronti della popolazione aquilana e del cratere che per molti è stata una doccia fredda. Una dura presa di posizione arriva dal vice presidente del consiglio regionale, Giorgio De Matteis. «Si tratta di una autentica follia», commenta l'esponente del Movimento per le autonomie, «che non sembra vera per quanto è assurda. In questo momento c'è gente, come gli artigiani, che ancora non prendono i contributi. Ci sono persone che non hanno una lira in tasca altri hanno lo scoperto in banca. Altri non hanno prospettive perchè hanno perso il lavoro. Come fanno a pensare di restutuire soldi che non hanno?».
«In Umbria solo adesso si parla di restituzione di somme», aggiunge, «mentre noi saremmo gli unici in Italia che con la città distrutta devono ridare i soldi quando siamo ancora in una situazione drammatica. Non si esageri con la pazienza degli aquilani che stanno sopportando troppe ingiustizie. Disposizioni di questa natura sono assimilabili a quelle adottate nei peggiori Stati del mondo».
Nei giorni scorsi il Pd ha annunciato la presentazione di un emendamento finalizzato alla sospensione del decreto. Sulla stessa linea già si sono espressi il sindaco Massimo Cialente e la presidente della Provincia Stefania Pezzopane.

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