ROMA - Si avvia «un periodo di incertezze e credo che nel Paese possano aprirsi scenari anche imprevedibili». Massimo D'Alema torna a commentare le grane che stanno tormentando la vigilia del G8 di Silvio Berlusconi e alle quali la stampa estera ha dato grandissimo risalto. Intervistato da "Radio città futura" prima di salire sul palco della festa del Pd alle Terme di Caracalla, l'ex premier non si fa pregare: «Siamo in un momento del potere personale di Berlusconi che mostra anche fragilità». Il declino del Cavaliere, insiste, «sarà complesso, frammentario perché l'uomo non vuole mollare, ma è sempre più debole». Se Palazzo Chigi, con una nota, definisce «morbosi» i giornali stranieri (che parlano di nuove foto imbarazzanti del Cavaliere) e denuncia campagne di «menzogne e manipolazioni», D'Alema non è affatto d'accordo: «Da cittadino, trovo umiliante la situazione in cui ci troviamo. Come ha scritto "Le Monde", questa immagine del premier rischia di danneggiare il Paese».
Dopo le bordate a Berlusconi sale sul palco della festa e torna a concentrarsi sul dibattito interno al partito e sulla campagna congressuale che ha intenzione di giocare a tutto campo, anche alzando i toni: Pier Luigi Bersani, assicura, «è la figura più adatta per una robusta e seria forza di opposizione». Mentre per quel che riguarda Dario Franceschini, D'Alema dice di essere stato colpito dalla candidatura, che avrebbe avuto senso solo in chiave unitaria: «Invece - osserva - ha detto "mi candido perché non tornino quelli di prima". Ma chi erano? Rutelli e Fassino sostengono lui». Quindi l'affondo più duro: Dario fa parte di «un gruppo dirigente che ha perso le elezioni politiche e non ha sentito il bisogno di fare nessuna autocritica, ora non può dire "io voglio andare avanti". La sua è stata una falsa partenza e spero si corregga». L'ex premier (che ricorda di aver lasciato Palazzo Chigi dopo la sconfitta alle regionali del 2000) mostra ancora i muscoli e a chi lo ha bollato come espressione del vecchio e del passato (leggi Debora Serracchiani e i veltroniani) risponde: «Noi dell'apparato siamo indistruttibili. Mi insultano, ma sono migliore di quelli che ci sono ora». Dopo aver definito «una regola assurda» le primarie per l'elezione del segretario, il presidente di "Italianieuropei" passa all'ultima novità e cioè la candidatura del chirurgo-senatore Ignazio Marino. D'Alema lo stima, si sa, e ricorda che «è una persona seria che non fa parte di quel nuovismo ignorante di cui parlano i giornali», e tuttavia «ora non è l'uomo giusto, non ha l'esperienza politica necessaria».
Un "difetto", questo, che invece Marino considera una virtù, convinto com'è della necessità (per dare una scossa a un Pd piuttosto malmesso) di «un candidato non cresciuto nelle segreterie di partito. La sua candidatura farà comunque discutere a lungo, dal momento che senza dubbio ha sparigliato le carte e ha messo in difficoltà tutte e due le fazioni. Gli ex ppi di Franco Marini (schierati con Franceschini) tornano ad attaccare il chirurgo, portatore, denunciano, di una proposta di rottura e di divisione. Chi invece sta alla finestra ad aspettare le prossime mosse è l'ulivista Arturo Parisi, che si mostra insofferente verso la piega che ha preso il dibattito congressuale: «Troppi candidati e poche idee sul futuro». L'ex ministro della Difesa, da sempre vicino all'ex premier Romano Prodi, osserva che il dibattito fatica a trovare la strada del confronto. Per gli ulivisti, insomma, candidati e leader di corrente si concentrano più sul passato e «poco dicono su quel che vorremmo essere tutti assieme domani».