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Pescara, 28/04/2026
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Data: 07/07/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
La notte delle fiaccole: «Giustizia, o non ci sarà ricostruzione». In quattromila hanno attraversato, fino alle 3,32, la città distrutta. E intanto la terra trema ancora

L'AQUILA - Una lunga striscia di luce, ma non è, non sarà una meteora. La fiaccolata che si è snodata per il centro storico dell'Aquila è solo un ulteriore capitolo per capire, per ricordare, per scoprire, per sperare, per crederci. Un lungo minuto di silenzio è stato tributato alle 3.32, l'ora del sisma, dalla fiaccolata degli sfollati, alle vittime del terremoto di tre mesi fa. In un centro spettrale e ancora avvolto dalle macerie si è poi sciolto prima dell'alba il corteo. Ultimo atto dei Comitati è stato quello di accendere una fiaccola all'interno della fontana centrale in segno di speranza per il futuro dell'Aquila e dei suoi abitanti.
Nel corso della fiaccolata gli organizzatori hanno dato la parola a un rappresentante del Comitato vittime della Casa dello studente: «Non può esserci ricostruzione - ha scandito - se prima non si fa giustizia su quello che è successo tre mesi fa. Ci sono stati centinaia di morti - ha ricordato - soprattutto per incurie e incapacità, non solo dunque per la forza del sisma. Chi ha sbagliato deve pagare».
Da stime ufficiali il numero dei manifestanti è stato di circa quattromila partecipanti e di 2.500 torce distribuite. Trecentoquattro le vittime, 1.500 i feriti, 140 edifici sequestrati, più di cento interrogatori. Sono questi i numeri del terremoto che numerosi comitati spontanei, 3 e 32, Epicentro Solidale, Ara e Colta, complessivamente in più di duemila cittadini, hanno ricordato durante il lungo e pacifico corteo. La fiaccolata è partita poco dopo mezzanotte dalla Fontana Luminosa e "scortata" da un nutrito numero di forze dell'ordine, ha raggiunto via Strinella ed è poi giunta alla Villa Comunale. Un corteo composto e silenzioso per commemorare le vittime del terremoto e per chiedere che la magistratura faccia il suo corso e individui eventuali responsabili nei crolli degli edifici. In più di uno striscione che compare nel corteo si chiede giustizia per le giovani vittime nel crollo della casa dello studente. In uno, dove compaiono mazzi di fiori, si ricordano i giovani universitari che hanno perso la vita: «Dopo il dolore, la rabbia e la necessità di verità e giustizia per Marco Alviani, Luciana Capuano, Davide Centofanti, Angela Cruciano, Alessio Di Simone, Francesco Esposito, Hussein Hamade (Michelone) e Luca Lunari. Assassinati alla casa dello studente il 6 aprile 2009. Firmato, Comitato famigliari vittime Casa dello Studente». E ancora, citando dal libro di Paolo Mastri: «È la San Giuliano d'Abruzzo. La casa dello studente trasformatasi in una bara di cemento è un capitolo a parte della tragedia aquilana. Il primo di cento punti interrogativi sulla qualità edilizia della città moderna. Sospetti atroci, che a lungo impegneranno la giustizia e che già pesano sulla coscienza di classi dirigenti e forze imprenditoriali. Verrà, poi, anche un tempo per chiedersi quanto L'Aquila sia stata ingrata con i suoi studenti. Dirci tutto è la prima pietra di una lunga ricostruzione».
A poche ore dall'inizio del G8 politici locali e cittadini discutono sulle possibilità offerte dal vertice e i disagi che esso comporta, ma è comune la speranza che il summit serva per raccontare al mondo la tragedia. «È importante che il messaggio -dice il sindaco Massimo Cialente- non sia quello di una città dove ormai tutto va bene: siamo ancora in piena emergenza. Per ora sono arrivati solo 20 milioni di euro. Non c'è dove lavorare, il Comune non riesce a trovare una sede, mancano gli uffici e, soprattutto, le case. La popolazione è ancora sotto choc e forse per questo c'è scetticismo. Basti pensare che molti genitori stanno iscrivendo i propri figli nelle scuole della costa. È fondamentale che si venga qui per essere vicini a una città distrutta, la paura più grande è quella di essere lasciati soli. C'è, però anche una gran voglia di fare bella figura con il mondo».
E ieri la città ha tremato ancora: dalla mezzanotte otto scosse anche se tutte di lieve entità (la più forte 3.0, distretto Gran Sasso).







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