Le quindici bare sono state disposte su tre file davanti all'altare allo stadio dei Pini
VIAREGGIO. «Grazie, presidente, per essere qua. Ma adesso fate giustizia». C'è lutto e dolore nei volti dei familiari dei morti del disastro ferroviario. Ma non c'è rassegnazione. al suo arrivo allo stadio dei Pini Giorgio Napolitano si avvicina ai 15 feretri e va ad abbracciare i parenti più stretti delle vittime.
La voce rotta di uno di loro sussurra al presidente della Repubblica quella richiesta di verità che è poi nel cuore di tutti i ventimila radunati intorno alle bare. Non alza la voce. Lo chiede con gli occhi bassi e il timbro pacato di chi crede ed ha fiducia in quello Stato che Napolitano in quel momento rappresenta più che mai. E che forse resterà nell'animo del presidente più di mille proclami.
Tante storie si intrecciano intorno a quelle quindici bare disposte su tre file davanti all'altare da campo dove poco dopo saranno celebrati i funerali. Storie diversissime fra loro. Accomunate da un unico, tragico finale. C'è chi ha fatto migliaia di chilometri in cerca di fortuna come Ana, la badante rumena morta mentre custodiva come un angelo Mario Pucci, il suo anziano paziente, e c'è chi non si è quasi mai mosso da Viareggio. I parenti di Maria Luisa Carmazzi hanno invece una sola bara su cui piangere: il corpo di Andrea Falorni, il marito della donna, a otto giorni dal disastro non è ancora stato ritrovato. A ricordarlo, in quello stadio stracolmo, c'è il modellino di una motocicletta che era la passione di entrambi.
In un'atmosfera di grandissima commozione, Viareggio si è fermata per dire addio alle vittime della tragedia del 29 giugno, la strage causata dall'esplosione di un treno carico di Gpl deragliato nel cuore della città. Alla presenza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, l'arcivescovo di Lucca Italo Castellani ha celebrato la messa per i funerali solenni di 15 delle 22 persone divorate dal fuoco. Vittime di un incidente che è sembrato «il visibile di un non senso, alimentato certamente non solo dal caso e dalla fatalità», ha detto l'arcivescovo nella sua omelia. Alla cerimonia hanno partecipato i presidenti del Senato e della Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini, e i ministri Altero Matteoli, Renato Brunetta e Andrea Ronchi. Non vi dimenticheremo, è stata la promessa collettiva.
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è poi andato all'Ospedale della Versilia, dove sono ancora ricoverati tre dei feriti, e ha incontrato Leonardo Piagentini, 8 anni, che nella strage ha perso i due fratellini e la madre (il padre, gravemente ustionato, è ricoverato a Padova). «Leonardo ancora non sa esattamente di aver perso la madre e i due fratellini né che il padre è gravemente ustionato, però... ha capito», dice il presidente della Repubblica mostrando l'eloquente disegno che Leonardo gli ha regalato. Mostra un cielo immenso con tante nuvolette su vari livelli, e in fondo, in basso, delle case. Su due nuvolette alte sono disegnati due bambini. I fratellini Luca e Lorenzo. Più in basso, sotto le case, sono disegnati i suoi genitori. «Quindi, Leonardo ha capito», dice Napolitano con voce incrinata. Per lei è stato difficile parlare con Leonardo? «No, perché Leonardo è un bambino allegrissimo. Almeno così si presenta. Non so se questa allegria copre il suo senso di smarrimento per quel che è accaduto, anche se non lo ha ben percepito».