Undici nomi anzichè dodici al Comune; sette anzichè otto alla Provincia. Nascono monche le giunte del sindaco Luigi Albore Mascia e di Guerino Testa, presidente di palazzo dei marmi, entrambi alle prese con un tassello mancante in conseguenza della levata di scudi di questo e di quell'alleato: Gianni Teodoro al Comune e Carlo Masci in Provincia. Non un bel biglietto da visita per chi parla di "aria nuova" e di cambiamento in città. Tantomeno a questo punto si comprende il mese di consultazioni a palazzo di città a fronte di una giunta partorita scegliendo i primi eletti.
Luigi Mascia spera di convincere Gianni Teodoro, alleato riottoso, a rientrare nei ranghi in tempo per la presentazione ufficiale di sabato all'ex Aurum. Teodoro non sarà vicesindaco ma per lui sono state tenute in serbo deleghe pesanti: polizia municipale, porto e politiche comunitarie. Il sindaco usa i guanti bianchi, «continua costantemente il dialogo con l'amico Gianno Teodoro» dice in una nota. Ma a cercare il dialogo con Teodoro - l'ultima volta ieri sera - sono i vertici regionali del Pdl. Teodoro ha sempre detto di pretendere solo «quanto concordato»: la poltrona di vicesindaco per lui, con Pignoli assessore in Provincia; o vicepresidenza della Provincia per Gianni e assessorato per Pignoli al Comune. Per tentare di ricucire lo strappo s'è messo al lavoro anche il senatore Andrea Pastore, con Luigi Mascia alla finestra. All'impasse della imbarazzata maggioranza fa da contraltare, con altrettanto imbarazzo, il silenzio di un'opposizione incapace, forse perchè disabituata e priva di leader, ad agire compatta. Con Alessandrini in vacanza, l'iniziativa è lasciata ai singoli: spedisce email Enzo Del Vecchio, Di Pietrantonio telefona, Blasioli scrive sms. I primi due criticano la mancanza di autonomia del sindaco, bocciano l'assegnazione delle deleghe e concludono definendo un "fallimento" l'esordio di Albore Mascia, ostaggio di Teodoro «e privo di progetto politico». Blasioli denuncia il traffico caos su via Firenze dovuto alla rampa riaperta. Evidentemente si aspetta venerdì 17, giorno del primo Consiglio comunale, per affilare le armi come gruppo di opposizione.
Guerino Testa in Provincia non ha meno grattacapi. Sorprende semmai che a procurarli sia quel Carlo Masci che chiede visibilità dopo l'ottimo risultato della sua lista Rialzati Abruzzo, dimentico però di essere assessore regionale targato Pdl: ed è questo a mandare fuori dai gangheri i vertici del Pdl. Testa ha annunciato sette degli otto assessori previsti: per il Pdl ci sono Fabrizio Rapposelli, avvocato, consigliere provinciale uscente, pescarese; Aurelio Cilli, imprenditore artigiano, di Montesilvano; Antonio Martorella, ex calciatore, commercialista, pescarese; Andrea Faieta, Pdl, imprenditore agricolo, consigliere provinciale uscente, assessore al bilancio al Comune di Collecorvino; ce l'ha fatta ad entrare anche Geremia Mancini, segretario regionale dell'Ugl pescarese che, indicato per la presidenza, accettò di fare un passo indietro lasciando la candidatura a Testa: eccolo ricompensato. Gli altri due esterni indicati sono Mario Lattanzio, dipendente Telecom, già consigliere provinciale e capogruppo al Comune di Popoli; e Angelo D'Ottavio, sindaco di San Valentino. Ciò detto, alla lista di Masci non resta che la presidenza del Consiglio o un assessorato: il primo nome circolato era quello di Giorgio De Luca, poi anche quello di Roberto Ruggieri. Proprio loro due, con Francesco Cola, hanno spiegato ieri in una nota che lo strappo non è per questioni di poltrone ma per le scelte di Testa: «La sua è una giunta monocolore - accusano - con i tre esterni tutti del Pdl. E non risponde ai principi sollevati prima durante e dopo la campagna elettorale dallo stesso presidente, per prima la rappresentanza territoriale». Chiede poltrone anche l'Udc: si era parlato di Gabriele Santucci per la presidenza del Consiglio ovvero di Walter Cozzi per un assessorato. Partita aperta.