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Pescara, 28/04/2026
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Data: 10/07/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il G8 a L'Aquila - La rabbia giovane: «Vogliamo le case». Oggi la manifestazione: quelli di "3.32" tengono a distanza Cobas e "no global"

L'AQUILA - In mutande come avevano annunciato alla fine no, non ci si presentano. L'ala adulta e più cauta del comitato consiglia un abbigliamento più sobrio. Così alla fine uno soltanto si presenta in slip all'ingresso della zona rossa. Eccoli i ragazzi del comitato 3.32, quelli che ieri mattina hanno occupato un appartamento vicino alla sala Multiplex per dire che è meglio requisire le case sfitte che stare in tenda o in albergo, quelli che ieri hanno allestito sulla collina di Roio la scritta "Yes we camp" diventata famosa in tutto il mondo, quelli che oggi non si aggregheranno alla manifestazione organizzata dai Cobas alla stazione di Paganica. Quelli insomma che pacificamente vogliono strillare al mondo basta passerelle, basta frottole, perchè venticinquemila persone sono ancora in tenda. Striscioni, slogan, tende sollevate sopra le teste, le "last ladies" che fanno il verso alle first ladies che in mattinata hanno visitato il centro storico dell'Aquila accolgono l'uscita di George Clooney dalla zona rossa. "No casa no party" urla una ragazza col megafono. C'è pure Enrico che è il George Clooney del comitato, anzi il "George con la ics sull'ultima lettera", Clunei, all'abruzzese. Su uno striscione le bustine di caffè Lavazza, e i ragazzi che urlano al mondo «la terra trema ma noi non ce ne andremo», «voi avete la Casa Bianca, noi neppure un tetto»". Non vedono l 'ora che iGrandi della Terra se ne vadano una volta per tutte, non vedono l'ora di liberare la città, dicono i ragazzi. Sfottono Clooney e tutti quelli che vengono qui a fare passerelle. Eppure l'attore in piazza Duomo aveva detto che tutto serve a tenere alta l'attenzione sull'Aquila, «anche il G8».
Non la pensa così Mattia Lolli, il l eader del movimento, che adesso studia con i suoi compagni nuove iniziative. Oggi si vedrà in che modo si raccorderanno con i "no global". E' un fatto, però, che loro stigmatizzano i Cobas che arriveranno stamattina a mezzogiorno alla stazione di Paganica. «E' scandaloso che qui si continui ad usare la nostra città come una passerella mentre noi non riusciamo ancora a rientrare nelle nostre case e soprattutto non sappiamo ancora come fare per ricostruirle, perchè non ci sono soldi né ordinanze».
Domani organizzeranno una grande festa, perchè finalmente «quelli del G8» se ne saranno andati. «Abbiamo paura dell'inverno, temiamo per i nostri vecchi che non potranno rivedere la loro città ricostruita, e le strumentalizzazioni e le bugie mediatiche».
Ieri mattina anche quattro consiglieri comunali si erano incatenati a piazza d'Armi, politici di vari colori politici, uniti dall'obiettivo comune di ricostruire L'Aquila al più presto. Voci che si fanno sentire, sempre più forti, che sono arrivate alle orecchie e agli occhi anche dei grandi della terra, in questi giorni di G8 all'Aquila. "Yes we camp" dicono i ragazzi dei comitati. "Yes we camp", ha rilanciato dal palco di San Demetrio il premio Nobel Betty Williams alla consegna della sala multimediale. E' il segno che la voce dei giovani aquilani ha fatto il giro del mondo, si è imposta all'attenzione dei Grandi nonostante i messaggi di ottimismo del governo. "Yes we camp", sì sono ancora in tenda e chissà quando se ne andranno.






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