Seimila persone alla passeggiata nelle stanze dei leader Bertolaso valuta di replicare l'apertura per sabato e domenica
L'AQUILA. Trema il letto di Sarkozy e Carla Bruni. La scossa delle 10,38 arriva in piena visita guidata, con 52 persone strette tra la camera e il bagno della suite Milano. «Usciamo, per favore. No, non è niente, tranquilli: è stato un camion». Trema la caserma dei «grandi», ma non c'è nessun piano di fuga, adesso che i leader sono già al sicuro. Non scatta nessuna operazione di sicurezza con gli elicotteri. La magnitudo 4 è un movimento che non sconvolge chi c'era, il 6 aprile.
PERICOLO SCAMPATO. Il G8 è finito. E la scossa, quella forte, arriva fuori tempo massimo per far scattare il famigerato piano B, quello, cioè, che prevedeva il trasferimento di tutti i leader del mondo in elicottero in una località più sicura che non la terremotata L'Aquila. Ventiquattro ore prima, quella stessa scossa avrebbe provocato ben altra reazione che un semplice invito a uscire in fretta dalla visita perché «no, qua è meglio che non ci state troppo». Allora sì che il sistema sarebbe stato messo a dura prova. Il percorso, allora, viene accorciato (niente accesso, per alcuni gruppi, alle stanze di Obama, Berlusconi e Medvedev e alla sala del G5) e i visitatori spinti a camminare più velocemente. Un po' il terremoto, un po' la lunga fila, fatto sta che con lo sciame sismico è meglio star fuori, all'aperto. Il caso, o la fortuna, hanno voluto che non sia successo niente ai visitatori (seimila in due giorni, 4500 nella sola giornata festiva) dei luoghi e delle mostre allestite nella sede del G8 e niente ai leader del mondo che neppure una volta hanno avuto a che fare con scosse di una certa entità. Tali, appunto, da far scattare il piano di sicurezza. In salvo anche il Guerriero di Capestrano, sistemato sulla piastra antisismica. In tanti, quelli delle polo blu della Protezione civile, tirano un sospiro di sollievo. «E se fosse successo ieri?», è la frase più gettonata non appena la terra smette di tremare. La domenica, allora, trascorre liscia, tra un mare di gente arrivata anche da fuori regione (soprattutto Lazio e Marche) per fare un giro sotto al canestro di Obama e una sosta, immancabile, davanti al grande pannello della foto di famiglia. Per smaltire le file tutti al lavoro: Protezione civile, finanzieri, militari dell'Esercito, Croce Rossa, scout e volontari. E oltre ai pulmini della Finanza vengono impiegati anche i bus da 55 posti utilizzati per accompagnare le delegazioni straniere. In tanti scoprono per la prima volta anche i resti archeologici sotto all'area mostre (l'ex mensa degli ufficiali) e una fontana che vorrebbe somigliare alle 99 Cannelle. All'uscita la «macchina del terremoto» piace soltanto a chi non è aquilano e non ha sentito la scossa del 6 aprile.
VISITE, SI REPLICA? Gente in piedi per ore, parcheggio pieno, migliaia di bottigliette d'acqua anti-disidratazione, viabilità a senso unico in uscita verso Preturo. Questo l'effetto-G8 sulla città che, salutati i leader, prova a ridiventare normale e riapre le braccia agli sfollati, usciti dalle tende e tornati dagli alberghi della costa apposta per vedere la caserma del G8. Ma c'è anche tanta gente da fuori. Ce n'è talmente tanta che a sera, a cancelli chiusi, si pensa di replicare «Porte aperte al G8», l'accesso alle mostre e alle stanze dei potenti, anche per il prossimo fine settimana, sabato e domenica. La proposta, su cui si attende nelle prossime ore una decisione, arriva sul tavolo di Bertolaso nel consueto incontro di fine giornata tenuto alle 19,30 insieme ai suoi più stretti collaboratori. Si parla, tra l'altro, anche dell'ultima forte scossa che complica le cose per il rientro nelle case e fa tornare tanta gente a chiedere un posto per dormire nelle tendopoli. Da dove a settembre, dicono, dovranno uscire tutti per tornare sotto i tetti. Nella scuola della Finanza proseguiranno per alcuni giorni le operazioni di smantellamento del villaggio dei giornalisti e delle altre strutture, da dove si vede uscire gente con souvenir di vario tipo, compresi pezzi di pannelli staccati con la scritta «G8 to L'Aquila». Poi la caserma riaprirà ai finanzieri (che torneranno, almeno in parte) e, forse, agli sfollati.
RIECCO I TURISTI. Non solo gli aquilani, di domenica, provano a riprendersi la città, da Coppito al centro storico riaperto fino in piazza, da Campo Felice al Gran Sasso. Ma anche i turisti. Si vedono in giro anche alcuni pullman, che non sono soltanto quelli degli sfollati della costa. Il territorio cerca di superare lo choc del terremoto, ma le scosse non aiutano questo processo. Chi viene da fuori sembra non sentire questi problemi. «Siamo qui un giorno, facciamo un giro. Ma stanotte torniamo a casa», questo il pensiero di chi non vive in città.
CURIOSI IN AEROPORTO. E visto che non c'è più il segnale «Alt Polizia», in tanti completano il tour con una visita all'aeroporto dei Parchi, dove il parcheggio è pieno. L'ex aeroclub col laghetto e la pizzeria, diventato per 50 ore lo scalo più importante del mondo, sembra essere tornato quello di prima. Gli elicotteri militari ci sono ancora, sì, ma le pale sono legate. «Chissà cosa diventerà, se smontano e portano via tutto o ci lasciano qualcosa», si chiede uno sfollato.