PESCARA - Viaggiavano nelle buste di plastica le mazzette di Ottaviano Del Turco, la rotta era Chieti-Collelongo, quaranta minuti casello-casello a centosessanta all'ora sull'Audi A6 grigio scuro guidata dal fedelissimo autista di Villa Pini. Viaggiavano sicure, ben schedate, annotate nel bloc notes di Vincenzo Angelini, immortalate dalla sua macchinetta fotografica per l'ultimo viaggio verso il paese del governatore corrotto. Lui ricambiava con chili di mele verdi, quelle del suo giardino, in un baratto improprio e poco equo. Servivano a restituire il giusto peso a quelle buste, a giustificare il viaggio, la visita di cortesia che proprio cortesia non era, a evitare che il suo ospite uscisse di casa a mani vuote, che nella cultura contadina è proprio da cafoni e che avrebbe incuriosito parecchio anche i vicini di casa. Finivano nascoste tra i suoi libri le mazzette, negli scaffali della taverna da poco restaurata tra i quadri suoi e quelli di Schifano e poi al momento giusto prendevano altre rotte, chissà quali. E' un rapporto assiduo e di vecchia data quello tra il presidente della Regione Ottaviano Del Turco e il re della sanità privata Enzo Angelini, un rapporto fatto di comandi e di obbedienza, di richieste a sei zeri e bigliettoni, di mediatori e di comparse che si spezza all'improvviso la mattina del 14 luglio 2008.
Esattamente un anno fa. C'è questo e tanto altro nell'ordinanza di custodia cautelare che la mattina del 14 luglio sbatte in carcere il governatore Del Turco e altri nove, tra i quali il segretario regionale Lamberto Quarta e il consigliere Camillo Cesarone ex braccio destro di Angelini fino alla sua elezione alla Regione. Manette anche per l'ex manager Luigi Conga, per l'assessore Antonio Boschetti. Finiscono ai domiciliari l'assessore alla Sanità Bernardo Mazzocca, l'ex presidente della Fira Giancarlo Masciarelli e l'ex assessore alla Sanità ai tempi del Polo Vito Domenici. E' un terremoto senza precedenti che travolge la giunta regionale in carica e pezzi importanti della vecchia amministrazione di centrodestra, un terremoto giudiziario dai pesantissimi e naturali contraccolpi politici. Da lì e da quel giorno comincerà il declino del centrosinistra, la sua agonia in Abruzzo e in Italia, prima Del Turco e poi D'Alfonso a Pescara, è proprio al Pd e ai suoi alleati che gli elettori presenteranno il conto più pesante nonostante di mezzo ci sia anche il centrodestra. Uno sciame lunghissimo che comincia il 14 luglio e travolge tutto e che arriva fino alle 3.32 del sei aprile, il giorno del terremoto vero che annulla tutto e che incasella il 14 luglio 2008, il giorno in cui tutti i giornali titolano "Terremoto giudiziario in Abruzzo", in una piccola appendice della storia di questa martoriatissima regione. Ma è passato un anno senza grandi passi avanti. Le continue richieste di proroghe sviliscono l'urgenza delle manette e fanno dire a Del Turco ricomparso ieri improvvisamente sulla scena «erano o non erano una montagna di prove schiaccianti, e ora ditemi dove sono queste prove. E intanto loro hanno costruito un mostro».
Quindici milioni di tangenti confessa Angelini. Lui no, Del Turco nega sempre e nega tutto: mai intascato un soldo, è solo invidia, manovre politiche e manovre diaboliche per fermare la riforma della sanità. Sfoggia baldanza e gran sorrisi quando entra ed esce dal carcere di Sulmona, dichiara un amore grande per Collelongo anche se poi alla prima occasione si farà trasferire ai domiciliari a Roma.
E' passato un anno ed è cambiato tutto. L'Abruzzo guidato dall'ex ministro delle Finanze, dall'uomo forte a Roma, dal politico che dava del tu a Letta e a Napolitano, accreditatissimo nelle stanze del potere, è finito in fondo alla classifica delle regioni d'Italia, di nuovo retrocesso nel Sud più malandato. Costretto ad elemosinare sconti e concessioni dal governo per uscire dal piano di rientro del deficit sanitario. Del Turco in manette trascina nel suo destino anche il centrosinistra che perde alla Regione, perde alle Politiche, perde nei Comuni e nelle Province, e una intera schiera di imprenditori che lavoravano con la classe dirigente dell'epoca. «Gli abruzzesi non mi meritano» diceva ogni tanto Del Turco. Comunque vada, qualunque sia l'esito di un'inchiesta complessa e difficile, è l'Abruzzo che avrebbe meritato di più. Del Turco negli anni da presidente rimette in sella Giancarlo Masciarelli, lo spregiudicato presidente della Fira scoperto dal centrodestra e sdoganato dal centrosinistra. E' lui l'uomo che dice nelle intercettazioni: «Io non sto nè col centrodestra nè col centrosinistra, io sto col partito dei soldi». Il partito dei soldi, quello cominciato con Pace e finito con Del Turco. Quello che ha governato l'Abruzzo.