ROMA Dall'anno prossimo le lavoratrici pubbliche andranno in pensione più tardi, e questo era già stato annunciato. La novità è che dal 2015 in pensione più tardi ci andranno tutti: uomini e donne, pubblici e privati. Sono queste le due misure pensionistiche presentate ieri dal governo. Di fatto è una piccola riforma della previdenza, introdotta non con una legge bensì con due emendamenti inseriti all'interno del cosiddetto "decreto anticrisi". Ora dovranno discuterne Camera e Senato.
Le finestre. I meccanismi che regolano l'uscita dal lavoro per chi ha già maturato il diritto alla pensione saranno modificati. Come anticipato ieri da "Il Messaggero", si tratta di spostare in avanti quelle che vengono comunemente chiamate "finestre" (per maggiori dettagli, si veda la scheda in basso). Il sacrificio per gli interessati sarebbe limitato al massimo a tre mesi di ritardo sulla pensione. I conti dell'Inps però ne ricaverebbero un discreto beneficio, visto il grande numero di persone coinvolte. In ogni caso stiamo parlando di risparmi lontani nel tempo: il nuovo sistema scatterebbe solo a partire dal 2015. Per il ministro Maurizio Sacconi, con queste modifiche la sostenibilità del sistema previdenziale italiano diventerà «tra le migliori d'Europa». Oggi si terrà un nuovo incontro con i sindacati a Palazzo Chigi.
L'età delle donne. Come ormai si era capito, dal 2010 per le dipendenti pubbliche si comincerà ad alzare la soglia da raggiungere per andare in pensione di vecchiaia. L'innalzamento dell'età sarà graduale: nel 2010 il limite dagli attuali 60 anni viene elevato a 61, nel 2012 si sale a 62 anni, e così procedendo per gradini biennali fino ad arrivare nel 2018 a 65 anni. In questo modo l'Italia conta di rispondere alla sentenza della Corte di giustizia europea, che ha condannato il nostro sistema previdenziale pubblico in quanto discriminatorio. I discriminati, secondo i giudici dell'Ue, sarebbero gli uomini.
Le donne del Pdl. Pur considerando inevitabile l'intervento sulle pensioni delle dipendenti pubbliche, nelle file della maggioranza c'è chi chiede di lasciare aperta la discussione ad eventuali modifiche del testo presentato dal governo. Barbara Saltamartini, responsabile delle Pari opportunità per il Pdl, riconosce «la necessità di dare seguito alla sentenza della Corte europea», ma invoca «un confronto più ampio in Parlamento» per «riflettere con serenità e serietà su una questione molto complessa».
I contributi delle donne. Giuliano Cazzola, deputato del Pdl ed esperto di previdenza, è uno degli ispiratori delle norme presentate ieri. Cazzola sottolinea che, costringendole a lavorare qualche anno in più, si consente alle donne di «consolidare la loro anzianità contributiva». In altre parole le lavoratrici versano più contributi e quindi hanno una pensione più alta: prima potevano farlo per scelta, ora dovranno farlo per forza.