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Pescara, 22/06/2026
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Data: 17/07/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Sanitopoli - Sequestro preventivo per i beni dell'ex governatore e dei suoi amici. Ma la fetta più grossa è toccata all'ex manager Conga. Due case in Sardegna e un appartamento di sette vani a Roma: ecco il "bottino" di Del Turco

Sequestrato il tesoro dei politici: ville, auto, orologi

PESCARA - A Luigi Conga, ex manager della Asl di Chieti, vengono sequestrate 20 unità immobiliari, cinque a Chieti, nove a Pescara e sei della società Mara, ma riconducibili a Conga. E poi due conti correnti e un rapporto di titoli oltre alla Porsche Cayenne e a 113 mila euro in contanti; Ad Ottaviano Del Turco una unità immobiliare di sette vani a Roma e due a Tresnuraghes (Oristano) entrambe intestate alla sua convivente, ma pagate da Del Turco; a Camillo Cesarone una unità immobiliare a Chieti, cinque a Francavilla e 19 orologi di pregio; a Lamberto Quarta una unità immobiliare a Francavilla. All'alba di ieri sono iniziati i sequestri preventivi disposti dal gip Di Fine e richiesti dal pool (Trifuoggi, Di Florio e Bellelli) che tira così le somme sul caso sanitopoli.
I soldi della maxi tangente (divisa a dire il vero anche con gli esponenti della precedente giunta di centrodestra guidata da Giovanni Pace con Domenici e Aracu in testa) per la procura sarebbero stati utilizzati per acquistare tutte queste unità immobiliari che sono appartamenti, ville e villette, ma anche garage. Tutti acquisti che però sarebbero stati perfezionati in concomitanza con i versamenti, leggi tangenti, che Angelini versò a più riprese a questi signori della politica. In totale a Del Turco, Quarta e Cesarone, secondo il pool, sarebbero andati 5 milioni e mezzo di euro e a Conga 6 milioni e 250 mila euro. E loro hanno chiesto ed ottenuto il sequestro di altrettanti immobili fino ad arrivare alla soglia delle rispettive presunte tangenti intascate. Chi avrebbe movimentato più soldi sembra essere Conga con tutti quegli immobili acquistati. Nel periodo 2003/2007 Conga avrebbe versato somme consistenti sui suoi conti «emergendo - scrive il gip - una differenza pari a 780 mila euro tra il reddito totale netto e quanto effettivamente versato, che non trova alcuna giustificazione logico-economica anche tenuto conto del contemporaneo acquisto di sei composite unità immobiliari a Pescara».
E lo stesso discorso si potrebbe fare anche per Del Turco. La sua casa di Roma sarebbe stata acquistata dalla convivente (che a suo tempo si rifiutò di rispondere alle domande dei magistrati sulla questione patrimoniale) per circa 260 mila euro anche se lei non risultava titolare di redditi e l'ultima dichiarazione risaliva al 1997: 7.000 euro. Ma i soldi in verità li versò Del Turco sul suo conto prelevandoli dal proprio, così come sarebbe avvenuto per la casa in Sardegna costata ufficialmente 180 mila euro, ma sulla quale sono in corso accertamenti della finanza per accertare il suo reale valore e soprattutto quanto effettivamente venne pagata.
E poi ci sono gli escamotage di Conga che si fa comprare la Porsche Cayenne dal 124 mila euro dal marito della cugina versandogli prima i soldi sul conto. E quest'ultimo si contraddice quando viene interrogato dicendo prima che Conga lo aveva fatto per motivi di immagine, «per non essere soggetto ad illazioni», poi per motivi di salute riferendo del «...miglioramento di salute che avrebbe tratto dalla gioia che avrebbe ricavato dal possesso della prestigiosa auto atteso il suo stato depressivo che in quel momento passava». Non ci sono commenti da fare.
E il gip conclude così parlando delle presunte tangenti: «L'attività investigativa in atto non ha ancora consentito di tracciare l'effettiva destinazione finale di tali rilevanti risorse economiche, verosimilmente in parte destinate quanto al Conga a referenti del partito politico di appartenenza e quanto agli altri indagati anche per l'attività di sostegno al partito di appartenenza, secondo le indicazioni offerte all'Angelini all'atto della pretesa dazione di denaro, nè sono emersi elementi per individuare i criteri di spartizione del denaro tra Del Turco e gli indagati appartenenti a vario titolo alla medesima legislatura».

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