Il Pd: un provvedimento fuori tempo.
PESCARA. «Quei beni immobili non sono miei ma di Maria Cristina D'avanzo, la mia compagna», così Ottaviano Del Turco commenta i sequestri cautelativi disposti dalla procura di Pescara nell'ambito dell'inchiesta sulle tangenti della sanità abruzzese. «La casa di Roma è un bene immobile di cui Cristina è stata affittuaria dell'Inps dal 1989», spiega l'ex governatore.
«La casa è stata acquistata da Cristina quando l'Inps ha deciso di vendere tutti gli immobili. Il secondo immobile era la casa dove mia moglie e io siamo andati in vancanza per 10 anni, io meno perché non amo il mare, e che mia moglie ha acquistato solo quando la proprietaria ha deciso di venderla all'inizio del 2006. Ma queste sono cose già note dalle ordinanze», dice Del Turco.
Per l'ex presidente della Regione dunque non c'è nulla di inedito nella notizia dei sequestri.
«Dopo un anno di ricerche», commenta Del Turco, «e con i soldi che non ci sono, hanno deciso di rifarsi con le cose della mia compagna. Sono costernato e addolorato. Mi dispiace per Cristina per questa umiliazione, ma mi pare evidente che è solo la conferma che un anno di indagini non hanno prodotto un solo passo avanti se non le parole di un gentiluomo di Pescara».
Torna ad attaccare la magistratura il Partito democratico abruzzese, molto critico nei giorni scorsi sull'atteggiamento della procura nei confronti di Enzo Angelini - il grande accusatore di Del Turco - in vertenza con i 1600 dipendenti senza stipendio da sette mesi.
«Ad un anno dall'inizio dell'inchiesta, la procura, dopo le legittime prese di distanza del Partito democratico, avvia un sequestro di beni che poteva benissimo essere attuato il 14 luglio 2008», dice il segretario regionale Silvio Paolucci.
«E' incredibile che Angelini, un corruttore per almeno qualcuno dei diversi capi d'imputazione, non sia interessato da alcun provvedimento della procura, nel mentre si rifiuta di pagare i propri dipendenti, lasciando alla fame 1600 famiglie abruzzesi, continuando a dare spettacolo a suo piacimento attorno ad una delle inchieste più famose d'Italia».
Secondo Paolucci c'è una «sproporzione inaudita» tra «i provvedimenti cautelari (l'isolamento addirittura) presi lo scorso anno», nei confronti degli indagati «e l'assenza di provvedimenti assunti sulla vertenza Villa Pini, di cui torno a chiedere la revoca di ogni tipo di accreditamento».
Poi l'attacco ai magistrati pescaresi. «I procuratori non sono una casta intoccabile del nostro paese», puntalizza Paolucci, «e quando svolgono male il loro lavoro si può dire che lavorano male. Infatti a tre anni dall'inizio della restaurazione politica (Montesilvano, Regione, Pescara) non ancora si è ancora arrivati al vaglio del Gup».
Nei giorni scorsi si erano registrate altre prese di posizini critiche nei confronti dell'inchiesta, prima fra tutte quella del deputato del Pdl Giuliano Cazzola, uno dei più strenui difensori della innocenza di Del Turco, che è tornato a parlare di nuovo caso Tortora, così come aveva fatto un anno fa.