Vita dura quella dei pedoni: mentre continuano a montare le proteste degli ambientalisti, dell'opposizione e di tanti cittadini contrari ai parcheggi sui marciapiedi della riviera nord (un'altra iniziativa si terrà forse oggi), gli amanti della passeggiata a piedi devono tenere non uno ma due occhi ben aperti. Chi pensa di stare al sicuro sul marciapiede, di potersi permettere di camminare distrattamente, magari leggendo un giornale o chiacchierando con l'amico, non sa che sui marciapiedi deve vedersela anche con i ciclisti. Altro che "pedalare senza fretta la domenica mattina", come cantava Cocciante. Sono loro, sono i ciclisti i nuovi "pirati" della strada, gli "invasori". Meno pericolosi delle auto, certo, ma più imprevedibili. Li si incrocia sui marciapiedi della Riviera e del lungomare Matteotti ovvero pedalano contromano sulle corsie preferenziali degli autobus, attraversano le strisce pedonali. Passano col semaforo rosso quasi fossero pedoni.
Mamme con baby nel passeggino, disabili in carrozzella, anziani, bambini, cani al guinzaglio: nessuno è al sicuro. «Ogni giorno rischio grosso - racconta Daniele che da via Italica raggiunge ogni giorno a piedi il suo ufficio, in corso Vittorio Emanuele -. L'altro giorno mi è sbucata a fianco una bicicletta proprio mentre attraversavo e per poco non cadevo». Ma è sul marcipaiede della riviera, specie nella zona della Nave di Cascella, che il problema si traduce in emergenza: è qui che lo scorso week end (ma succede ogni giorno) è esplosa la rabbia dei cittadini che si sono lamentati con i vigili. E' sul marciapiede "vistamare" che i ciclisti sfrecciano incuranti dei passanti. «Portavo mio nipote nel passeggino - racconta la signora Maria - quando ad un certo punto una bicicletta mi è venuta addosso. Un conto è scontrarsi con un pedone, un conto con una bici. Non capisco perché i ciclisti debbano sempre invadere il marciapiede. Eppure la pista ciclabile c'è, ad un passo, nuova di zecca». Pista riservata alle bici che andrebbe valorizzata e sfruttata come è giusto che sia (altro che smantellarla, come chiede di fare la Confcommercio). Le piste ciclabili ci sono, e tanto basta a non concedere più alibi e giustificazioni a chi rischia incidenti o cadute o investimenti soprattuto a danno di anziani e bambini, i più vulnerabili nelle passeggiate. Andrebbero sfrondati gli alberi e sistemata la segnaletica, magari servirebbe qualche poliziotto in più. Anche se, assicura Ernesto Grippo ex comandante dei vigili urbani, multare i ciclisti non è impresa semplice. «In questo primo semestre avremo sanzionato qualche decina di infrazioni, al massimo un centinaio - ha spiegato Grippo che il 15 scorso s'è congedato dall'incarico - ma la situazione non cambia molto perché non viene meno l'inciviltà. Per fare una contravvenzione a un ciclista occorrono due pattuglie: una che ne accerta la violazione e un'altra pronta a bloccarlo». Non essendo identificabili, infatti, la fuga diventa per i ciclisti la soluzione più facile. «Molte volte preferiamo rimproverarli e non multarli, ma siamo poco ascoltati. Il problema sarebbe risolvibile se fossimo davanti a delle eccezioni, ma se tutti non rispettano le regole, il lavoro dei vigili urbani diventa davvero complicato». Piste ciclabili a parte, forse quello che manca davvero è un po' più di senso civico e di rispetto per gli altri.