L'AQUILA - Chi pensa di trovarlo provato da una settimana delicata, pronto a gettare la spugna, deve ricredersi di fronte alla rabbia e alla decisione (solo un eufemismo) che mette subito in campo. Massimo Cialente non è affatto un pugile messo al tappeto dall'affaire dell'appalto per le macerie alla T&P srl; dalla protesta di restituire la fascia tricolore di sindaco nel caso oggi la Commissione Finanze e Bilancio non accolga gli emendamenti presentati in Parlamento per modificare i parametri di restituzione degli oneri fiscali non versati; dalla polemica insistente con Gianfranco Giuliante; dalle vicende della sua maggioranza (?) e dall'ultima estrema "tentazione" di colorare politicamente le sue decisioni attraverso l'iscrizione al Pd, giudicata poco suggestiva solo meno di un anno fa, per schierarsi al fianco di Bersani. «Non è stata una settimana diversa dalle altre che sono seguite al 6 aprile, tutte intense e difficili» quasi grida, preparando l'affondo.
Si sente solo e abbandonato da tutti?
«Mi sento solo come istituzione, personalmente parlo con alcune persone e, poi, quel Giuliante...».
Il suo "persecutore" politico, un "nemico" giurato ormai, ma qualche ragione l'ha avuta...
«Sull'appalto affidato alla T&P srl ci siamo attenuti ai provvedimenti della Protezione civile legati all'emergenza terremoto, la valutazione definitiva spetta ai tecnici del Comune i quali daranno l'esecutività se ci saranno tutti i requisiti. Voglio ricordare che sono passati invano 45 giorni da quando ho chiesto di lavorare con l'Asm, appoggiato dalla Protezione civile, che avrebbe risolto molti problemi. Che c'entrano, invece, l'Accademia dell'Immagine e "il sistematico ricorso alla sceneggiata", in riferimento all'annuncio di non voler più indossare la fascia da sindaco? Io vedo nomine regionali in cui non compaiono nomi di aquilani, come in importanti società di trasporti, e commissioni trasversali, trasversalissime».
A quali commissioni si riferisce?
«Alla commissione di ricostruzione, ad esempio. È domenica e io sto a Giulianova a lavorare, a firmare atti, perché sulla costa ci sono ventottomila aquilani che cercano risposte, ma continuo a non vedere Giuliante nelle tendopoli, dove io sto andando per ascoltare le esigenze e dare risposte. C'è qualcuno che capisce l'importanza fondamentale di questo lunedì? C'è qualcuno che capisce cosa sta accadendo?».
Cosa sta accadendo di diverso rispetto ai grandissimi problemi irrisolti di questi mesi e di così "tremendo"?
«Sta cambiando il "clima" attorno all'Aquila. Vedo un Consiglio comunale con strane maggioranze trasversali. Tutti "giocano", assisto a ridicole riunioni, ma se gli emendamenti non passano, la città è morta. E tutto questo si deciderà oggi. In due anni dovremo restituire un miliardo di euro, la ricostruzione la pagheremo con i nostri soldi. Le attività commerciali e le imprese ce la faranno a pagare? No. Berlusconi arriva all'Aquila e io non vengo chiamato, neanche a Kabul sarebbe successo. Parla di case "E" quando qui ancora non parte la ricostruzione delle "A" e delle "B". Sembra il Truman show. L'Aquila palcoscenico di un confronto politico tra centrodestra e centrosinistra? Non ci si provi neanche. Mi faccio commissariare piuttosto, ma prima "spacco" tutto. Non ho la maggioranza? Sono tranquillo, ho fatto tutto ciò che dovevo fare».
Il Governo non la sente proprio? È per questo che si è iscritto al Pd?
«Non sono ascoltato e, infatti, chiederò subito un incontro ufficiale al commissario Bertolaso e a Chiodi, con la Provincia presente, perché sono molto preoccupato per alcuni dati sulla ricostruzione. Mi servono ottanta persone per esaminare le domande che arriveranno. Lancerò un appello nazionale. Tremila case non sono sufficienti, abbiamo bisogno di undicimila case. Il Pd? Ho scelto questo momento per iscrivermi solo perché la proposta di Bersani mi ha convinto». La parola, oggi, alla Commissione.