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Data: 23/07/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
I sindaci: «Pronti a restituire la fascia». No alle tasse: se il governo non ritirerà il provvedimento, tutti da Napolitano

L'AQUILA - «Anche noi siamo pronti a restituire le fasce». I sindaci del cratere stanno con Massimo Cialente. Anche loro andranno dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, se il Governo non ritirerà il provvedimento che obbligherebbe i cittadini a restituire, dal primo gennaio prossimo, le tasse sospese dopo il terremoto. In realtà, come ha fatto intendere lo stesso Cialente, lo scontro all'interno del Governo è acceso. Alla fine potrebbe arrivare un provvedimento che salvaguarderebbe in primis autonomi e piccole e medie imprese. «Sarebbe una battaglia vinta a metà, ma meglio che niente» ha detto ieri il sindaco dell'Aquila nella riunione all'Ance con tutti i "colleghi". Per il momento, comunque, l'attenzione resta alta. «Se sarò costretto a farlo, bacerò la fascia tricolore e la riconsegnerò a Napolitano - ha attaccato Cialente -. Il dopo? Sarò il primo sindaco d'Italia a presenziare le manifestazioni senza la fascia. E lo farò fino a quando non mi cacceranno. Non è una volontà di non pagare le tasse, ma una difficoltà oggettiva, una vera e propria impossibilità per una comunità che non ha più un'economia». Ma lo sfogo di Cialente non finisce qui. Il sindaco torna con la mente al G8 («È una grave scorrettezza istituzionale che a rappresentare il territorio colpito dal sisma ci sia stato solo il presidente della Regione») e lo fa per dire che «qui esiste una classe politica che sa fare il suo lavoro», una classe politica che «ha salvato il G8 dagli incidenti, anche se c'erano in programma iniziative clamorose, come quella di far bloccare Obama dai Vigili urbani. Possiamo riconsegnare le fasce senza problemi, dunque». Anche il parlamentare del Pd, Giovanni Lolli, ha chiesto il ritiro del provvedimento: «L'Abruzzo è come un ferito grave e voi, anziché fargli una trasfusione, volete prelevargli soldi» ha detto durante la discussione generale sul decreto legge anticrisi.
I primi cittadini, intanto, attendono. Ed è un'attesa carica di tensione. Se da un lato c'è la voglia di un confronto più sereno con Bertolaso e la Protezione civile («Dobbiamo collaborare» ha detto Cialente ai sindaci), dall'altro il malcontento è evidente e le tasse sono solo la punta di un iceberg. Ordinanze, pagamenti, modalità di esecuzione dei lavori turbano il sonno dei primi cittadini. «Come sulle tasse - ha detto Emilio Nusca, sindaco di Rocca di Cambio - il Governo fa finta di nulla su tutto. La Protezione civile ci convoca, ci illustra i provvedimenti, poi sulle ordinanze viene scritto altro. E noi stiamo zitti. È arrivato il momento di dire basta. Noi sindaci dobbiamo predisporre una strategia che riporti al centro gli enti locali, i paesi, la città dell'Aquila, le cose da fare». Il confronto si è poi spostato sulle ordinanze. «Quella per le E va riscritta - ha tuonato Cialente -: non si può dire di ricostruire L'Aquila com'era e dov'era senza una microzonizzazione del territorio. Per le B, poi, ci sono diverse cose da chiarire. Chiederò a Bertolaso di discutere i provvedimenti con noi prima di renderli operativi». Il sindaco dell'Aquila ha paura che il capoluogo «rimanga con 25mila abitanti», che a settembre possa esplodere il malcontento, che le "casette" non siano sufficienti ad accogliere tutti, anche se Berlusconi, proprio ieri, ha assicurato che saranno consegnate «ammobiliate e con la prima spesa nel frigo: un miracolo». Anche nei paesi del circondario, con l'aggiudicazione della gara per 1.500 moduli abitativi, va completandosi l'intervento per garantire a tutti un'abitazione.
L'assemblea di ieri, infine, su proposta di Nicola Menna, sindaco di Poggio Picenze, ha deciso di preparare un documento dettagliato nel quale esprimere tutte le "criticità". Il primo passo ufficiale verso la "fase 2", quella nella quale i sindaci vogliono tornare a essere protagonisti.





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