ROMA - «Non sono un Santo, spero lo capiscano anche quelli di Repubblica...». La battuta di Silvio Berlusconi, offerta alla platea di industriali, costruttori che ha partecipato alla cerimonia di avvio dei lavori della «Brebemi», l'autostrada da Brescia a Bergamo, ha subito raccolto approvazione, con un applauso. C'è sicuramente un intento di sdrammatizzazione della questione «veline», ma è anche la prima volta che il premier fa un'ammissione sullo scottante caso sul quale, auspica, cada il velo dell'oblio.
Spiega che gli «attacchi personali non mi toccano», anzi chi li fa «sta perdendo di credibilità». Quel che conta è «l'azione del governo», ma gli avversari hanno puntato a «farmi fuori». Chiosa: tutta questa vicenda sarà un boomerang per la sinistra, si ritorcerà contro. Non si sente «assolutamente ferito». Con tono scherzoso, precisa: «A casa mia non vengono solo le veline ma anche i capi di Stato e di governo con le loro famiglie». E' convinto di continuare ad avere il sostegno degli italiani, contraddicendo i sondaggi che indicano un crollo, nella fiducia, sotto il 50%. Precisa: «Oggi il governo ha il 56% di consenso, mentre io sono al 68,2%, siamo l'unico governo al mondo che in una situazione di crisi, ha guadagnato consenso». Ammette una flessione «quando dovetti accettare, ma proprio accettare, le ronde...».
Berlusconi torna a più riprese sulla vicenda. Quando è arrivato a Urago D'Oglio, è apparso tonico, di buonumore. Ed ha preso spunto dalle parole del governatore, Formigoni, per affrontare la vicenda di Patrizia D'Addario. «Il presidente a vita della Lombardia ha usato, per descrivere il territorio, la parola antropizzato. Non è una bella parola. Ci sono un sacco di belle figliole e di imprenditori». Piovono gli applausi ed il Cavaliere scherza: «Io non sono un Santo, lo avete capito, speriamo lo capiscano anche quelli di Repubblica...». Manda un messaggio che il governo non cadrà affermando: «Il 31 dicembre 2012, data in cui è previsto il termine di costruzione della Brebemi, saremo tutti qui, perchè come fanno gli italiani a fare meno di noi?».
Più tardi, parla alla Camera dove è riunita la direzione Pdl, a una platea di deputati e senatori. Assicura che sull'elettorato non c'è alcun impatto della vicenda "veline». «Lasciamo ad altri queste cose miserevoli e di bassissimo livello che non mi feriscono assolutamente». E dichiara di essere «assolutamente convinto che gli italiani non siano quegli sciocchi che la sinistra vorrebbe dipingere». Con riferimento alle cene a Palazzo Grazioli, spiega: «A casa mia, non vengono solo le veline, ma anche i capi di Stato e di governo con le loro famiglie. Io lascio i telefonini a tutti perché alla mia presenza non potrà mai accadere qualcosa di inelegante, visto che io sono una persona di buon gusto, di cultura e di eleganza...».
Torna ad accusare l'opposizione, ed i giornali collegati, di aver montato la vicenda. «La sinistra, non avendo argomenti politici, ha utilizzato questi strumenti, ma gli italiani non sono così sciocchi...Ora cercano di far fuori la persona perchè non hanno altro in mano. Ma si ritorcerà loro contro, da cacciatori saranno cacciati». Racconta di essere felicissimo «per l'arrivo di un nipotino, ora in famiglia c'è qualcuno che è più piccolo e pelato». E rivela che, quando andò a trovare in ospedale la figlia Barbara, l'altro nipote, «di un anno e mezzo», «era intento a rilasciare autografi alle infermiere». Quando è uscito dalla direzione, si è recato al Pantheon, a gustare un cono di gelato al caffè. Intanto, arrivano nuove critiche sulla vicenda da Pier Ferdinando Casini. Premette: «Non ho l'aspirazione di infilarmi sotto le lenzuola». Poi osserva: «La cosa che ci deve interessare è l'inaffidabilità dei personaggi che circolano attorno alle istituzioni del Paese. Questo è il vero elemento inquietante. Bisogna mettere al riparo le istituzioni da certi personaggi».