L'AQUILA. «I terremotati pagheranno, gli evasori no». La battuta di Pier Luigi Bersani (Pd) rimbalza in una città assolata, dove sotto le tende si è in attesa di sapere se è vero che il governo, alla fine, richiederà i soldi «proprio a noi». E così è. A colpi di fiducia il decreto anticrisi passa alla Camera e stabilisce che dal primo gennaio 2010 gli aquilani dovranno ricominciare a pagare, in rate di 24 mesi, i tributi e contributi non versati dal 6 aprile al 30 novembre. Martedì il voto finale della Camera, poi il Senato potrebbe modificare ancora. Il 4 agosto il via libera.
TORNA LA PROTESTA. In città si prepara un'estate torrida. Torna alta la protesta dei comitati. «Ormai è chiaro che a settembre sarà il caos», dice il comitato 3 e 32. «Le case che saranno pronte non basteranno in quanto sono al lavoro solo metà dei cantieri (e solo 2 in stato avanzato), mentre ancora non sono partiti i lavori per le nostre vere case». La prima protesta è prevista per lunedì, in occasione della doppia seduta di consiglio comunale in programma all'Emiciclo. «Pretenderemo di intervenire per chiedere con fermezza l'approvazione di un regolamento di partecipazione che permetta ai cittadini di determinare le scelte fondamentali per il futuro della città; l'impegno chiaro del Comune affinché a settembre tutti gli aquilani siano all'Aquila, fuori dalle tende e in alloggi dignitosi. Proponiamo la requisizione immediata di tutte le case sfitte, l'installazione di moduli removibili sui siti del piano Case dove ancora non cominciano i lavori (si spenderebbe meno e si farebbe molto prima), la rilocalizzazione dei siti inidonei; la condivisione di un progetto di ricostruzione ecosostenibile per favorire la ripresa sociale, economica e culturale; trasparenza assoluta di tutti gli atti tramite pubblicazione su Internet». Martedì i comitati presidieranno il consiglio regionale, dove ci sarà una protesta «per la vergognosa imposizione del pagamento di tutti i tributi sospesi, già a partire da gennaio. Aggiungiamo che la mancanza di risorse per garantire il diritto allo studio è una grave mancanza di rispetto per tutti gli studenti universitari che vogliono restare qui». Giovedì 30, «Berlusco' non te fa' revede' all'Aquila». In occasione della visita di Berlusconi, che tornerà per mettere 30 bandiere tricolori su altrettanti tetti di edifici completati, i comitati ribadiranno «che a settembre non un solo cittadino deve subire ulteriori trasferimenti fuori città. Basta con bugie, promesse e passerelle. Continuiamo a lottare per il 100% di ricostruzione. Si era promesso di migliorare il decreto tramite le ordinanze, ciò non è avvenuto. L'ordinanza per le case E è la beffa definitiva: si parla ancora di credito d'imposta e di contributi a scelta per una sola casa per i cittadini residenti: così non si ricostruisce L'Aquila».
CONSIGLIO COMUNALE. Cialente ha annunciato di voler restituire la fascia, e con lui tutti i sindaci del cratere, al Capo dello Stato. Lunedì, intanto, doppia seduta di consiglio comunale, ospitato all'Emiciclo. La prima alle 9,30. Si parla di ordinanze sui contributi per la ricostruzione degli edifici classificati A ed E, «allo scopo di favorire il rientro della popolazione nelle abitazioni», trasferimento dei mercati di piazza Duomo e di via Beato Cesidio a Pettino, trattamento fiscale delle popolazioni colpite dal sisma e di criteri per l'assegnazione degli alloggi del progetto Case. La seconda seduta, straordinaria, inizierà, invece, alle 16. Sarà dedicata all'emergenza sisma e alla ricostruzione. Una seduta aperta alla partecipazione di parlamentari e sindaci del cratere.
LE IMPRESE. «Per ripartire dopo la tragedia del 6 aprile le piccole imprese hanno bisogno di sicurezze e di risorse finanziarie: tutto il contrario della confermata volontà di far pagare le tasse dal 2010 alle aziende e ai cittadini», dice il direttore della Cna dell'Aquila Agostino Del Re. «Si rischia di creare un meccanismo paradossale di zona franca urbana alla rovescia, in cui le imprese, piuttosto che ricevere agevolazioni fiscali, sono costrette a ripagarle anche per i periodi in cui sono state messe in ginocchio dal sisma. Le assicurazioni fornite dal presidente della Regione circa la volontà del governo di operare una successiva proroga al provvedimento, pur essendo apprezzabili, appaiono illogiche: perché si preferisce seguire un percorso tortuoso, le continue proroghe, anziché la via maestra, quella di modificare il decreto e garantire agli aquilani il trattamento che meritano?».