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Pescara, 28/04/2026
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25/07/2009
Il Centro
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Ial-Cisl, una scatola vuota per fondi veri. Fatture gonfiate, timbri falsi e bilanci alterati per ottenere soldi da Stato, Regione e Ue |
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Anche molti allievi erano taroccati alcuni mancavano anche dei requisiti anagrafici per i corsi PESCARA. Una scatola vuota ma molto costosa per le casse della Regione. Questo è lo Ial-Cisl, l'ente di formazione abruzzese e molisano al centro delle attenzioni della procura di Pescara che venerdì ha chiuso un'inchiesta nella quale risultano indagate 21 persone di Pescara e Teramo per associazione a delinquere, truffa, peculato e riciclaggio di denaro. Secondo la ricostruzione del pm Andrea Papalia gli indagati si sarebbero serviti delle strutture logistiche, delle attrezzature ma anche del personale dell'ente di formazione del sindacato, per intascare finanziamenti regionali ed europei per circa 30 milioni di euro, lasciando nelle casse dell'ente (che poi verrà commissariato dallo stesso sindacato) un buco di 10 milioni. Fantasiosi gli stratagemmi studiati dai truffatori per accreditarsi agli occhi e soprattutto alle casse della Regione e per aggirare i controlli (un tema questo che resta d'attualità, visto che la riforma degli enti formatori varata nei giorni scorsi dalla giunta regionale prevede un serio giro di vite sugli accreditamenti). Il primo passo, secondo l'accusa, è stato quello di dotare lo Ial-Cisl di timbri falsi o di kit per la formazione di timbri falsi, utilizzati per alterare la documentazione necessaria per accedere ai finanziamenti della Regione. Per esempio venivano dichiarati versamenti contributivi all'Inps che in realtà erano inesistenti o molto inferiori al dichiarato (tra il 2000 e il 2006 a fronte di 500mila euro effettivamente versati ne erano stati dichiarati 1 milione 800mila), o venivano esibite false polizze fideiussorie a corredo delle richieste di finanziamento. Alcuni degli indagati, secondo l'accusa, avevano anche studiato un sistema contabile in grado di rappresentare una falsa situazione economica e finanziaria dell'ente (venivano anche presentati alle banche falsi verbali del Comitato di indirizzo e di controllo con l'approvazione dei bilanci, per poter così rappresentare una struttura equilibrata e sana dell'ente), creando poste contabili fittizie con nomi non corrispondenti alla realtà ("giroconto cassa", "pagamenti diversi", "pagamenti fornitori", "pagamenti consulenti esterni", "indennità allievi", "restituzione anticipi", "costi non riconosciuti", "spese varie"), che servivano però a coprire i versamenti di soldi veri sui conti correnti dei componenti dell'organizzazione e a impedire i controlli pubblici nella fase di presentazione dei progetti formativi e in quella di rendicontazione. Giravano anche fatture false per certificare false forniture di computer o di altri beni mai consegnati o già consegnati, ma che venivano registrati più volte. E fasulli potevano essere anche gli allievi che qualche membro dell'organizzazione si preoccupava di reclutare e di cui si faceva figurare la regolare presenza alle lezioni, senza che gli allievi avessere neanche i requisiti, financo quelli anagrafici, per partecipare ai corsi. Le indagini erano partite da un esposto presentato nell'estate del 2007 dal commissario straordinario dell'ente in cui si denunciava un grave dissesto finanziario e patrimoniale quantificabile nella misura di 10 milioni. La Finanza scavando nei conti dello Ial-Cisl dal 2000 al 2006 aveva quantificato in 30 milioni i finanziamenti pubblici ai quali l'ente aveva avuto accesso. Di questi 24 effettivamente erogati, 20 dei quali dal bilancio nazionale e comunitario. Dei 454 corsi affidati allo Ial-Cisl Abruzzo e Molise solo 206 erano stati conclusi e saldati.
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