L'AQUILA - Dal 1° gennaio 2010 gli aquilani non dovranno ricominciare a pagare le tasse, nè restituire quelle sospese a causa del sisma. Lo garantiscono il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e il sottosegretario Guido Bertolaso, i quali hanno concordato che, con ordinanza di Protezione civile, «l'inizio del recupero dei tributi e contributi finora sospesi, sarà rinviato e la durata del periodo di rateizzazione verrà più che raddoppiata», superando dunque i 48 mesi (dai 24 inizialmente previsti). Non ci sono nuove date, nè riferimenti più precisi. Di certo ci sono solo il rinvio e la rateizzazione, mentre resta da capire se sarà possibile fare tutto con semplice ordinanza. Il presidente della Regione, Gianni Chiodi, ha espresso soddisfazione: «L'avevo detto già il 20 luglio, rassicurato da Berlusconi e Letta», così come Filippo Piccone. Le "avvisaglie" c'erano state già qualche ora prima, con il Governo che aveva fatto marcia indietro su un ordine del giorno, presentato dai parlamentari abruzzesi del Pd e supportato anche da quelli del centrodestra, nel quale si chiedeva l'equiparazione del trattamento con i terremotati dell'Umbria. «Ora aspetteremo il Governo al varco» ha detto Lanfranco Tenaglia.
La notizia è arrivata al termine dell'ennesima giornata carica di tensione. Il teatro dello "scontro" stavolta è stato l'Emiciclo, dove il Consiglio comunale si è riunito al mattino e nella seduta pomeridiana, accesissima, aperta alla cittadinanza, alle autorità locali, presente anche la comica Sabina Guzzanti. In mattinata il Consiglio aveva detto no al pagamento delle tasse e all'anticipo dei soldi per la ricostruzione A, B e C (anche se il sindaco ha garantito che sarà lo Stato a intervenire contraendo mutui). Quella del pomeriggio, invece, è stata un'assemblea affollatissima, alla quale hanno partecipato decine di cittadini, rappresentanti delle associazioni, sindacalisti e tutto lo "stato maggiore" della politica locale. Ha esordito il sindaco Massimo Cialente che, sollecitato dal consigliere Mpa Emanuele Imprudente («La macchina comunale è stata fin qui inconsistente»), ha invocato una diversa gestione della "governance" della ricostruzione, con più poteri agli enti locali, polemizzando su ordinanze («Spesso rallentano i tempi e contengono inesattezze») e eventuali "scippi" («A chi vuol fare una Asl unica dico: non pensate di approfittare delle nostre debolezze»). Il sindaco ha annunciato anche un rimpasto di Giunta («Un assessorato centrale sarà quello per i rapporti con il territorio») e la volontà di gestire l'emergenza casa con abitazioni di legno temporanee. Pierluigi Mantini, deputato Udc, ha invece proposto la sua "ricetta": cento tecnici in più per il Comune, una consulta urbanistica con i migliori esperti italiani, una commissione urbanistica allargata, uno sportello telematico per il cittadino. La situazione è diventata bollente con l'intervento, applauditissimo dal "pubblico", di Ettore Di Cesare, in rappresentanza dei comitati. Duro l'attacco al presidente Chiodi («Vale un terzo del presidente dell'Umbria, visto che in Abruzzo arriverà un terzo dei fondi. Nonostante questo non ha mai criticato il Governo»). Sull'emergenza case Di Cesare ha chiesto «la requisizione delle case sfitte agibili, altrimenti a settembre lo faranno i cittadini». Il caos è scoppiato quando i comitati hanno consegnato a ogni singolo consigliere una scheda sulla quale "votare" il gradimento o meno sul decreto-terremoto. Una provocazione che ha scatenato il pandemonio: il presidente del Consiglio, Carlo Benedetti, ha invocato l'intervento dei Vigili urbani, mentre alcuni consiglieri (Arduini e Masciocco, in primis) hanno attaccato: «È inammissibile! Consegnate la scheda ai parlamentari, non a chi sta qui tutti i giorni!». Nel frattempo la gente, con urli e fischi, incitava i comitati a proseguire nella consegna delle schede. A fatica è tornata la calma. Il clima è rimasto teso anche durante gli interventi successivi: Enrico Verini è stato fischiato, Enzo Lombardi anche («Ecco che significa portare la claque»). Persino il presidente Chiodi è stato interrotto più volte durante il suo intervento su fondi e piano Case e ha deciso di alzarsi e uscire dall'aula. Il Consiglio è stato poi sospeso: una pessima fine per quella che doveva essere la più democratica e aperta delle riunioni.