L'AQUILA - Guido Bertolaso non ci sta a essere crocifisso per i ritardi e le inadempienze della ricostruzione in Abruzzo. E mette i puntini sulle "i" in merito alle responsabilità: «Non si può pretendere che faccia tutto la Protezione civile, anche le altre amministrazioni e i cittadini si devono impegnare per affrontare i problemi e risolverli». Al sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, che non è presente, fischiano le orecchie. Non ci sta a finire sul banco degli imputati, batte cassa e replica immediatamente lamentando l'esiguità dei fondi stanziati: «Al Comune dell'Aquila sono arrivati 20 milioni di euro, per far fronte alle domande di intervento delle case classificate A, B e C; per le sole A, secondo le nostre stime, ne servono 120». Ma siccome Bertolaso non cita espressamente il Comune anche quando parla di «mancata applicazione delle ordinanze della Protezione civile e di poche domande presentate dai proprietari di case danneggiate o distrutte», Cialente non fa polemiche.
Poi ieri legge i giornali e, allora, sbotta, iniziando un «chiarimento», che è un eufemismo, con Bertolaso, senza più argini. «Ha ragione Bertolaso - attacca -: le domande pervenute da parte di proprietari di case danneggiate o distrutte, per effettuare i lavori, sono decisamente pochissime, intorno alle 200, ma ci sono spiegazioni che non tirano in ballo la responsabilità del Comune». Nell'elencare le ragioni del mancato avvio del processo di ricostruzione, rispedisce i rilievi al mittente, dando le colpe della situazione al Governo, alla Protezione civile e alla Regione Abruzzo, in quest'ultimo caso per l'incompletezza del prezziario regionale. Il sindaco chiede incontri con Protezione civile, Regione e ordini professionali per far partire la ricostruzione leggera. «Non mi sento attaccato - afferma -. Sono rammaricato perché, forse, se per le abitazioni classificate come "A" fossero state prese in considerazione anche le seconde case, avremmo potuto risolvere da subito il problema di tanti aquilani affittuari». L'obiettivo è dare ai cittadini «già dalla prossima settimana la possibilità di avviare i lavori e programmare il rientro nelle proprie abitazioni». Il primo cittadino passa a elencare «gli elementi di criticità»: «Innanzitutto da parte dei progettisti e tecnici per le case classificate A, B e C si è posto il problema del prezziario regionale che è stato pubblicato solo il 10 luglio scorso, a fronte dell'ordinanza emanata dalla Regione il 6 giugno. Prezziario che gli stessi progettisti ritengono ancora carente in molte voci. È questo il motivo per il quale sollecito un incontro tra Regione e ordini professionali poiché troviamo impraticabile e pericolosa l'idea che ciascun Comune possa stendere autonomamente un proprio prezziario per ovviare all'incompletezza di quello regionale». Cialente annuncia un dato che spiegherebbe un altro elemento negativo: «Ci sono pervenute circa 800 domande di revisione delle verifiche effettuate dalla Protezione civile per le case A e questo ci sta facendo accorgere che per molte di esse è insufficiente la cifra prevista di 10 mila euro (che tra Iva e spese tecniche per la direzione lavori fanno circa 6 - 7 mila euro). C'è, poi, da considerare che, verosimilmente, perché non siamo in possesso del dato, molte case A sono seconde case per cui potrebbe esserci un ritardo da parte dei proprietari non interessati immediatamente a procedere ai lavori».
Un altro problema, per il sindaco, è l'anticipo da parte dei cittadini per effettuare i lavori: «Le linee guida attese dai progettisti per stendere la perizia sono state emanate solo il 23 luglio e c'è un passaggio che ha provocato un nuovo rallentamento. Sembra, infatti, che il rimborso al cittadino possa avvenire solo dopo presentazione di un documento attestante l'avvenuto pagamento delle fatture. Abbiamo riscontrato che, nelle incertezze di meccanismo di finanziamento e pagamento, molte ditte stanno chiedendo l'anticipazione per impiantare il cantiere». Il presidente della Regione, Gianni Chiodi, difende Cialente: «Il vero problema è la burocrazia e per questo il Comune dell'Aquila non è attrezzato, nè poteva esserlo, per fare fronte a un compito così difficile. Bisogna aiutarlo e io sarò al fianco del sindaco. Non si può pensare di affrontare il compito con il normale assetto e come una normale attività. Il Comune si deve strutturare fortemente, ma devono collaborare tutti, a cominciare dai dipendenti. Intendo essere vicino al sindaco che finora ha fatto tutto il possibile, condivido le responsabilità con lui».