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Data: 31/07/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Povertà per 8 milioni di italiani. Soffre una famiglia su nove. Spesa ai limiti della sussistenza per quasi tre milioni di persone

ROMA _ Un italiano su venti, oltre 1,1 milioni di famiglie, tre milioni di persone. Un esercito di poveri "veri". Perché le cifre sono quelle degli italiani "certificati" dall'Istat come condannati a vivere nella gabbia della cosiddetta povertà assoluta. Cioè con un monte di spesa mensile appena aggrappato, o inferiore, agli stessi risicati limiti della sussistenza. Ma i poveri, se si allarga il campo a chi vive in generale vita grama, erano nel 2008 per l'Istat ben di più: oltre 8 milioni, 13,6% della popolazione, e le famiglie in povertà relativa 2,74 milioni: l'11,3%.
L'Istituto ha misurato le condizioni di vita sull'effettiva capacità di spesa per famiglia, articolando la rilevazione per area (Nord-Centro-Sud), tipo di centro abitato (area metropolitana, grandi o piccoli Comuni), numero ed età dei familiari. Le distanze massime entro la forbice dei ricercatori sono dunque ampie. Si va da una soglia di povertà assoluta di 446 euro o meno (Sud, piccolo centro, una persona over 75) ai 1.800 circa per un nucleo di 5 membri al Nord, in area metropolitana e con due bimbi almeno, o una famiglia di 4 persone, sempre Nord, stessa tipologia urbana, coppia "under 60" più un figlio tra 0 e 3 anni e uno tra 4 e 10. Il metro Istat fissa poi a 999,67 euro la soglia di spesa media mensile pro capite in una famiglia di due componenti sotto cui scatta la cosiddetta povertà relativa.
Nel gran ventaglio di situazioni e sfumature (sempre dentro però un ambito di grave difficoltà) emergono costanti nette: Sud, famiglie da 4 membri e due figli, o con a capo un lavoratore autonomo e membri sotto i 45 anni, sono le più esposte a povertà assoluta. Che risulta poi, secondo copione, endemica al Sud (23,8%) con incidenza quasi quintupla rispetto al resto del Paese.
Nel raffronto con il 2007 il bilancio è stabile. Non c'è dunque né ancora effetto crisi, né segno di emersione dalla povertà, visto che a un lieve miglioramento per le famiglie con anziani (limano la soglia di spesa) corrisponde il peggioramento tra i modelli familiari più esposti al rischio miseria. L'incidenza di povertà cresce tra le più numerose (dal 14,2% al 16,7% quelle di 4 persone e dal 22,4% al 25,9% quelle di 5 o più), con in prima linea le coppie con due figli (dal 14% al 16,2%) e con componenti minorenni (dal 15,5% al 17,8%). E sale anche nei nuclei con un solo genitore (13,9%). Picco (scontato) infine dove il capofamiglia cerca lavoro (dal 27,5% al 33,9%) e dove i soli redditi sono da lavoro (dall'8,7% al 9,7%).
Parla di «rapporti utili» il ministro Sacconi, per il quale la povertà relativa marca le differenze di reddito mentre quella assoluta segna l'area del bisogno «cui occorre dedicare risposte mirate». E per Sacconi va «sviluppata la strada aperta con la Carta Acquisti». Ma dall'opposizione replica Sergio D'Antoni, responsabile Sud del Pd: «I dati Istat su povertà e Mezzogiorno evidenziano l'immobilismo del governo su politiche sociali e sviluppo nelle aree deboli». E i consumatori contestano l'utilità di social card e bonus famiglia, parlando di «cifre risibili e ininfluenti» stanziate dal governo. Ancor più recisa la Cgil, per la quale i dati Istat «dicono che non vi sono politiche serie di contrasto alla povertà».








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