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Data: 31/07/2009
Testata giornalistica: Il Centro
In pensione a 70 anni chi comincia a lavorare oggi. Secondo il demografo Antonio Golini è l'unico sistema per salvare il sistema previdenziale

ROMA. Lavorare fino a 70 anni. Antonio Golini, demografo, professore universitario alla Sapienza, Roma, non ha dubbi. Intervistato sul settimanale l'Espresso in edicola oggi, dice che la ricetta per salvare le generazioni future dal tracollo del sistena pensionistico è una sola: allungare l'età lavorativa.
«La pensione si deve allontanare non in nome della parità dei sessi, ma perché è la demografia che lo vuole», dice. Demografia, la scienza che studia l'evoluzione della popolazione, il suo invecchiamento, l'aumento o la diminuizione di talune fasce d'età. La risposta vera, reale, al dibattito eterno sull'allungamento dell'età lavorativa, secondo Golini, è lì e non nei conti pubblici.
«Il trend mondiale - si legge nell'articolo firmato da Paola Pilati - dice che nei prossimi quarant'anni l'allungamento della vita sulla Terra potrebbe essere di 10 anni, arrivando a 75, che è la media fra i 65 anni di vita degli africani e gli 88 dei giapponesi».
Di più. La popolazione sotto i 14 anni diventerà «la porzione più sottile degli abitanti del mondo» con meno del 10% di individui. Vecchi, molto più vecchi. E allora non resterà che lavorare. Se qualcuno si domanda perché, c'entra con le pensioni la spiegazione è questa: puntuale: «C'entra perché in Italia, dove siamo già a una durata rispettabile dell'aspettativa di vita per i sessantacinquenni (17 anni per i maschi e 20 per le femmine) l'evoluzione demografica metterà a dura prova la tenuta del nostro welfare fino a farlo esplodere».
Già, l'aspettativa di vita. «Il sistema attuale - dice ancora Golini - è a ripartizione. Cioè si basa sui contributi di quelli che lavorano: se ogni sessantenne vive due mesi di più ogni anno che passa, chi paga per quei due mesi? Perché chi lavora si deve sobbarcare l'onere di quei due mesi che sono un beneficio goduto da chi non lavora più?».
Già chi? Il sistema italiano (con la riforma Dini e la riforma Damiano) ha dato delle risposte con i coefficienti di rivalutazione. «Che servono a ridurre la pensione. Ma se si vuole evitare il paradosso per cui, allungandosi la vita si riduce l'assegno incassato, dobbiamo allungare il tempo passato a lavorare».
Di quanto?, chiede la giornalista. «Per un neonato l'aspettativa di vita si allunga di quattro mesi all'anno, per un sessantenne di due. Se si facesse una revisione ogni tre anni l'andata in pensione sarebbe ritardata di mezzo anno ogni tre anni».
Questo a meno di eventi clamorosi come l'ondata di caldo del 2003 che falcidiò gli ultrasessantacinquenni, o «una pandemia meno benevola dell'attuale».
E, comunque, per Golini «un ragazzo di 25 anni che inizia la sua vita lavorativa oggi non potrà uscirne prima dei 70 anni».

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