Inchiesta della Mobile. Per il Pm sono responsabili di concussione e associazione a delinquere. Già sospesi dal servizio
Tecnica usata, sovente, sulle strade del cosiddetto Terzo Mondo: primo atto, l'automobilista preferibilmente straniero viene fermato per un controllo, invariabilmente trovato in difetto e minacciato di multa; secondo atto, l'agente si mostra all'improvviso accondiscendente e pronto a uno sconto, nel senso che la multa non la fa ma prende ugualmente i soldi, li mette nelle sue tasche e l'automobilista infine se ne va, magari arrabbiato ma in fondo contento perchè invece di pagare, per esempio, 500 euro ne paga 100 o 200.
Questo comportamento, per il codice penale, è concussione. Se poi ad agire è un gruppo e non un singolo, l'ipotesi di reato è associazione a delinquere. E propriamente di questo sono accusati sette agenti della Polizia Stradale. Sei sono stati posti agli arresti domiciliari. Uno è indagato a piede libero, in quanto accusato solo di concussione e non di associazione a delinquere.
I nomi degli arrestati: Cristian Micaletti, 37 anni, di Francavilla; Marco Di Lorenzo, 40, di Moscufo; Mario Plevani, 46, di Pineto; Carlo Voza, 40, di Città Sant'Angelo; Gaetano Margiotta, 40, di Pescara; Francesco Marulli, 43, di Chieti. Componevano tre equipaggi in servizio presso la sottosezione di Pescara Nord, nel tratto dell'autostrada A14, da Ortona a San Benedetto.
Le indagini, coordinate da Nicola Zupo, capo della Mobile, sono cominciate ad aprile in seguito a una circostanziata denuncia presentata da un autotrasportatore francese. Diceva, il camionista, di essere stato fermato da agenti che gli avevano chiesto denaro per cancellare una multa piuttosto pesante.
Gli investigatori hanno infilato le microspie nelle auto di pattuglia scoprendo nel corso del tempo che non erano due ma sette i poliziotti con un comportamento sospetto. E il metodo, dicono sempre gli investigatori, era sistematico: controllo su mezzi pesanti stranieri, paventando violazioni a volte inesistenti a volte vere, con la conclusiva omissione di contravvenzioni in cambio di congrua mancia.
Alle intercettazioni ambientali si sono aggiunte le dichiarazioni rese da camionisti fermati con la solita tecnica. Agli investigatori è parsa curiosa un'altra circostanza: la minore entità di multe rilevate da determinati equipaggi della Polstrada.
Secondo quanto ricostruito, gli arrestati (un assistente, un vice sovrintendente e quattro assistenti capo) chiedevano per lo più tangenti da 20 a 50 euro, arrotondando a fine giornata una somma che al massimo arrivava a 300 euro.
Il Pm è Giuseppe Bellelli, il gip Luca De Ninis. Gli arresti sono avvenuti mercoledì mattina.
I poliziotti possono essere sospesi dal servizio fino a un massimo di cinque anni. Se l'eventuale processo li scagionerà, torneranno a lavoro, altrimenti rischiano la destituzione, comunque appellabile. Il primo interrogatorio è previsto oggi, a Palazzo di Giustizia. I colleghi paiono tutti sorpresi dell'arresto: un fulmine a ciel sereno, dicono, anche se poi ammettono che qualche lettera anonima, negli ultimi tempi, era arrivata.