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Pescara, 24/04/2026
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Data: 01/08/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Le tangenti ai camionisti. L'accusa: invece di aiutare i colleghi preferirono un sonnellino. I timori dei poliziotti arrestati «Che ci faceva la Mobile in autostrada?»

PESCARA. Erano stati chiamati in appoggio di un equipaggio della squadra Mobile impegnato in un servizio antidroga, ma invece di intervenire preferirono «appartarsi per fare un sonnellino, visto che non ritenevano più il caso di continuare a depredare i camionisti stranieri in transito». È uno degli episodi emblematici descritti nell'ordinanza con cui il gip Luca De Ninis, su richiesta del sostituto procuratore Giuseppe Bellelli, ha disposto gli arresti domiciliari per sei agenti della polizia stradale della sottosezione di Pescara nord, sei «poliziotti infedeli ai propri doveri istituzionali» accusati di associazione per delinquere finalizzata alla concussione e al rifiuto di atti d'ufficio: secondo la procura, avrebbero sistematicamente minacciato di pesanti sanzioni decine di autotrasportatori stranieri, facendosi consegnare somme di denaro (da 20 a 200 euro) per rinunciare alla multa.
Quel giorno, il 9 maggio scorso, secondo la ricostruzione degli investigatori, a bordo dell'auto della stradale c'erano Marco Di Lorenzo e Cristian Micaletti. Che avrebbero dovuto intervenire e non lo fecero, sostiene l'accusa. Quella richiesta era solo un diversivo: loro, però, non potevano saperlo.
Sono le 3.57. I componenti della pattuglia, mentre controllano un autotrasportatore turco, si accorgono della presenza di un equipaggio della squadra Mobile, che da giorni, dopo l'inizio delle intercettazioni ambientali, li tiene d'occhio e ascolta le loro conversazioni. Per loro è un'auto sospetta, l'hanno già vista in altre due occasioni. «La loro reazione» scrive il gip, «costituisce una ulteriore conferma della natura illecita dell'attività in corso».
I due chiamano il loro comando per verificare la targa e scoprono così che si tratta di un'auto intestata alla polizia. Per evitare di fare scoprire le ragioni della loro presenza, gli uomini di Nicola Zupo fingono di essere in autostrada per un servizio antidroga e informano il Coa di Pescara nord che hanno bisogno dell'assistenza di una pattuglia della Stradale. «Sarebbe stato lecito attendersi che due appartenenti alla polizia - oltretutto preoccupati di essere colti in flagranza di reato - prestassero assistenza ai colleghi» osserva De Ninis. Invece, sostiene l'accusa, non lo fecero: «A conferma della natura dei personaggi». A questo episodio, due giorni dopo segue una conversazione tra Cristian Micaletti e Gaetano Margiotta che, per il gip, «è sintomatica dell'esistenza di un sodalizio criminoso che coinvolge tutti gli appartenenti al nucleo degli indagati» perché i due agenti «manifestavano profonda preoccupazione per l'avvistamento dell'equipaggio della Mobile».
«Però ho avuto fortuna, non so per quale motivo quella macchina mi è rimasta impressa» dice Micaletti, «poi è strano il fatto che, dopo aver fatto l'accertamento, dopo dieci minuti hanno chiamato pure loro». I due cercano di capire quale sia la vera ragione della presenza dei colleghi: «Dopo, io la mattina, ho comprato il giornale per vedere se avessero fatto qualcosa» dice Margiotta, «ma non c'era un c...». Micaletti: «Ma il giorno dopo sì, non lo so, però dice che la squadra Mobile ha preso un ex proprietario di...». Per l'accusa, i due si sarebbero preoccupati della possibilità che qualcuno, nel loro turno, potesse aver parlato: «In mezzo al nucleo penso proprio di no» dice uno, «è controproducente al massimo, però sicuro a Pescara nord qualche incognita ci sta». Un dialogo che, sostiene il gip, dimostrerebbe che i componenti del turno sono legati da un vincolo «in cui ciascuno deve poter contare sull'appoggio e sulla copertura degli altri, che diventano attivi nel momento in cui si profila il pericolo di una indagine esterna».
Del resto, gli agenti sembrano preoccupati «di essere oggetto di attenzioni investigative», spiega il gip, anche in un'altra occasione: quando trovano sull'auto un pezzo di un oggetto che non riescono a capire: «Non è che è una cosa per fregarci? È un po' strana st'antenna».
Conversazioni che dimostrerebbero che i sei agenti trascuravano l'attività istituzionale, per dedicarsi a quella illecita secondo «una strategia operativa ben congegnata». Secondo la procura, infatti, gli indagati non fornivano alla sala operativa indicazioni sul mezzo che avevano fermato e non controllavano al terminale l'autista né la targa del camion per non lasciare alcuna traccia del controllo: alla peggio secondo il gip De Ninis, sarebbe stata la parola di un camionista straniero contro quella di due poliziotti.

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