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Pescara, 24/04/2026
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Data: 01/08/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il decreto anticrisi oggi è legge con il voto di fiducia. Ma su Corte dei Conti, ambiente e scudo fiscale il governo si corregge con un nuovo decreto

ROMA I giochi sulle misure anticrisi sono fatti. Oggi al Senato il decreto diventerà legge: il governo ha infatti deciso di mettere la fiducia sulla sua conversione così com'è, nella stesura già votata dalla Camera. Ma contemporaneamente un consiglio dei ministri ad hoc varerà un nuovo decreto legge per portare correzioni al testo base. Questo per consentire una firma contestuale al capo dello Stato, evitando così che le norme da correggere possano entrare in vigore prima di quelle corrette. Questo escamotage di raddrizzare il tiro su alcuni punti attraverso il decreto correttivo, e non attraverso modifiche al testo all'esame del Senato evita il ritorno alla Camera per la terza lettura. Il ministro Tremonti difende questa scelta, e dice che il decreto correttivo non serve per porre rimedio «a pasticci», ma ad introdurre «specifiche particolari e opportune».
Sono tre le questioni sulle quali il governo rimetterà le mani con il decreto che sarà varato questa mattina a Palazzo Chigi. La prima riguarda le norme sulla Corte dei Conti, che hanno suscitato una levata di scudi da parte della magistratura contabile che l'ha giudicata fortemente limitante della sua possibilità di indagine. Il governo non torna indietro sul fatto che la Corte potrà avviare indagini solo in caso di «notizia certa», ma qualche apertura la farà. E soprattutto, la norma non sarà retroattiva: non sarà applicata alle sentenze già giudicate. Certo è che ancora ieri il ministro Tremonti è stato durissimo. «Ci sono sentenze della Corte Costituzionale che dicono che l'azione della Corte dei Conti non può essere estesa a interi settori ma si deve limitare a singoli casi- ha detto in un'intervista televisiva- Ho visto che sul Tesoro in un arco di tempo molto lungo, dal 2002 in poi, sono stati aperti 700 fascicoli. Questo vuol dire che l'indagine non è stata specifica su singoli casi ma ampia ed estesa su un tempo molto lungo». Secondo il ministro «non si può bloccare un ministero» e per questo il governo ha deciso di inserire nel decreto anticrisi norme per regolamentare l'apertura delle indagini.
Sul fronte dell'Ambiente è stato raggiunto un compromesso: la ministra Prestigiacomo sarà coinvolta nel pool di ministri che deve decidere se un'infrastruttura energetica richieda una decisione di comissariamento. Il decreto l'aveva privata di ogni voce in capitolo in caso di interventi straordinari.
Un altro ritocco al decreto anticrisi riguarda lo scudo fiscale per il rientro dei capitali dall'estero: sarà escluso viene escluso per i procedimenti già in corso.
Infine la questione dell'oro di Bankitalia. Tremonti è tornato a parlarne ieri. L'imposta del 6% sulle plusvalenze delle riserve auree e la fissazione del tetto di 300 milioni di euro alla quale si applica rimane, così come previsto dal decreto anticrisi. Ma «non è interesse del governo adottare atti che siano in qualche modo in contrasto con i principi dell'istituzione europea, della Bce e dell'indipendenza della Banca d'Italia», ha assicurato Giulio Tremonti. Il governo «non farà forzature», anche se «l'opinione prevalente è che le riserve auree siano della Repubblica italiana e non della Banca d'Italia».






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