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Pescara, 24/04/2026
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Data: 03/08/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Per le lavoratrici pubbliche oltre 30 mila pensioni in meno. Risparmi per 2,4 miliardi fino al 2018, ma solo 120 milioni nel 2010

ROMA Le prime "vittime" saranno 3.500: è questo il numero delle dipendenti pubbliche che nel 2010 dovranno rinviare la pensione per effetto delle nuove norme introdotte nel decreto anti-crisi, in ottemperanza alla sentenza della Corte di Giustizia europea. Le lavoratrici coinvolte saranno via via di più di anno in anno, fino ad arrivare a regime, nel 2018 a 8.500 l'anno. A quella data, l'Inpdap avrà erogato complessivamente 30.041 pensioni in meno, con una minore spesa cumulata di 2,4 miliardi.
La gradualità è la via scelta dal governo per portare l'età della vecchiaia delle dipendenti pubbliche da 60 a 65 anni. L'incremento sarà di un anno ogni due fino al 2018. Il primo passo sarà fatto nel 2010, con l'asticella posta a quota 61, e coinvolgerà solo le donne che compiono 60 anni nel corso dell'anno e che non hanno abbastanza contributi per sfruttare l'altro canale di uscita, la pensione di anzianità; quelle che avranno già tagliato il traguardo dei 60 entro il 31 dicembre di quest'anno potranno invece continuare a sfruttare le vecchie regole e dunque lasciare il servizio quando vogliono: in realtà molte di loro continueranno a lavorare avendo fatto domanda in tal senso come consente loro la legge.
Avranno invece una brutta sorpresa altre lavoratrici, quelle che hanno lasciato il servizio prima dei 60 anni, per motivi personali, e magari hanno continuato a versare contributi volontari in attesa dell'età della vecchiaia. Queste donne si vedranno spostare in avanti il traguardo. Ad esempio una dipendente che si sia dimessa lo scorso anno e che compia i 60 anni nel 2012, non potrà accedere alla pensione in quell'anno (perché il requisito sarà nel frattempo salito a 62) e dovrà attendere il 2015, quindi tre anni in più. La Camera ha approvato un ordine del giorno che chiede al governo di "salvare" queste persone, ma con il testo attuale della legge per loro non c'è niente da fare.
Con il passare degli anni crescerà anche il numero delle lavoratrici coinvolte dalla riforma (anche per il contemporaneo inasprimento dei requisiti per l'anzianità): a regime e cioè nel 2008 saranno circa 8.500, per un importo medio di pensione stimato in 17.000 euro l'anno. Intanto però si sarà cumulato un numero di pensioni rinviate pari a 30041, con una minore spesa cumulata di 2,4 miliardi. Risparmi che derivano dalla differenza tra i risparmi (minori erogazioni per pensione e buonuscita) e i costi (dati dalle maggiori retribuzioni pagate alle lavoratrici che restano). All'inizio però i risparmi sono esigui: 120 milioni nel 2010, 242 nel 2011. Queste risorse confluiranno in un apposito fondo per essere destinate secondo il decreto «alle politiche sociali e familiari, con particolare attenzione alla non autosufficienza».


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