PALERMO - È scontro tra il gruppo Fs e la Cgil sul piano d'esercizio di Trenitalia, in cui la Sicilia viene rappresentata, a partire dal 2010, senza collegamenti a lunga percorrenza garantiti finora da intercity e treni espressi e senza sale operative e uffici. Per il sindacato ciò significherebbe l'abbandono dell'isola con la conseguente cancellazione anche dei servizi navali sullo Stretto di Messina e la perdita di oltre 3.000 posti di lavoro. In base a questo documento, secondo la Cgil, nell'isola non rimarrebbe altro che il servizio regionale, quello che Trenitalia e Regione siciliana concordano per contratto.
COSA CAMBIA - Se il piano, reso noto dalla Cgil, dovesse diventare realtà chi da Trapani o da Palermo vorrà raggiungere Roma o Milano in treno non potrà più salire su un intercity o un espresso, ma potrà utilizzare solo i treni regionali fino a Messina attraversando lo stretto con i traghetti privati per poi recarsi nella stazione di Reggio Calabria, cambiare treno e proseguire verso le destinazioni in continente. Il gruppo Fs in una nota però sottolinea «che qualsiasi ipotesi di riduzione del servizio in Sicilia, e tanto più il suo abbandono, così come riferito agli organi di informazione dalla Filt-Cgil è semplicemente falsa». «Non si capisce a chi giovi diffondere artatamente notizie prive di alcun fondamento - aggiunge la società - Le Ferrovie dello Stato utilizzeranno ogni strumento a tutela della propria immagine». Dopo le smentite delle Fs, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, dice: «Auspico che anche la Cgil ne prenda atto». «Mi auguro - prosegue - che al tavolo istituzionale, aperto presso il comune di Messina, si trovino adeguate soluzioni per evitare ogni tipo di penalizzazione al trasporto ferroviario nell'area dello Stretto e in Sicilia». Il piano d'esercizio al centro della contesa è di 13 pagine ed è stato presentato lo scorso 29 luglio ai sindacati dalla Divisione passeggeri N/I.